giovedì 16 agosto 2018

non è la mia storia ma...

Da un po' di tempo a questa parte ho la sensazione che le brutte notizie non manchino davvero mai. Sì, certo, in realtà non mancavano nemmeno prima, solo che ci arrivavano un po' in differita e da un po' meno portali.
Ogni volta che succede qualcosa mi sento umanamente parlando una cacca. Io con il mio panico perenne, una frustrazione infinita, condita da paura per ciò che avviene in casa mia, stordita dalle informazioni che vengono dal 'fuori', incapace di trovare un rifugio dentro, non in grado di fare qualcosa per ciò che succede, sempre più intollerante nei confronti dei successi delle persone che mi sono vicine. Mi sto auto avvelenando con l'invidia che provo. Ennesimi due giorni di telefono spento, la testa che sembra un pallone… così mi rifugio nei ricordi di un passato che non esiste proprio più, cercando un appiglio per andare avanti, mentre vedo tutti i bimbi di prima diventare adolescenti e giovani capaci di camminare con le loro gambe farmi mangiare la polvere.
Quello che mi preoccupa è che più punto su una stagione, intesa come un arco di mesi durante i quali può oggettivamente cambiare qualcosa, più non succede mai nulla di buono anzi, resto sempre più paralizzata come non fossi in grado di reggere più nemmeno i programmi, non le azioni concrete.
18 anni fa, a 16 anni, stavo vivendo la mia ultima estate, la mia ultima stagione, senza il panico. 18 anni sono tanti, mi hanno tolto molto, possibile che non ci sia però un qualcosa rimasto capace di rifiorire? Capace di generare una nuova possibilità?
ieri sentivo parlare di un uomo di circa 50 anni che per vari traumi, vive al 99% da recluso da circa 30 anni. Non è la mia storia ma è stata un pugno nello stomaco, non è la mia storia ma non posso dire manchi poi molto. Non è la mia storia ma quella fatica nell'incontrare le persone la conosco e la conosco bene. Non è la mia storia, per ora...

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