mercoledì 22 agosto 2018

un giorno, un obiettivo

Quando mi son alzata dal letto ieri, sapevo di avere un obiettivo per la giornata: andare a fare spesa per mia mamma in un supermercato a meno di dieci minuti di macchina da casa, sì, lo so… avventura a mille proprio… comunque mi sono alzata e mi sono detta: il tempo di fare colazione, prepararsi e poi via. Orario previsto 'partenza'  9.15 circa. Ovviamente alle 8.50 ho cominciato a stare di schifo per cui ho cercato di tranquillizzarmi dicendomi che l'importante era portare a casa il risultato, ma potevo anche rimandare di una mezz'oretta. E così tra tachicardia, nausea, vertigini, e mal di pancia, sono arrivate le 9.30, poi le 10, e le 10.30 e le 11 mentre continuavo a fare avanti e indietro da un piano all'altro, da una stanza all'altra con il cervello perennemente in allerta. Alla fine alle 11.30 sono riuscita ad uscire di casa, accendere l'auto e, tutta tremolante, mi sono avviata.
E così, passando davanti a casa di alcuni vicini, pensando alla loro vita di coppia mi è venuto da piangere perché come spesso accade in quei frangenti noto solo l'evidenza di una cosa: e cioè che per me sarebbe del tutto impensabile conoscere e frequentare qualcuno dal momento che mi ci vogliono tempi inauditi solo per riuscire ad uscire di casa per comprare il pane!
Ore durante le quali il mio cervello non era in grado di focalizzare niente che non fosse l'ostacolo che avevo davanti: la gita al supermercato. Perché ovviamente da obiettivo si era trasformato in ostacolo e visto come stavo male non poteva che essere così.
C'era relativamente parecchia gente in giro in auto considerando l'ora e così, ferma ad un semaforo, ho ricordato questo periodo dell'estate (metà-fine agosto) nelle estati della mia infanzia e prima adolescenza, a quanto erano divertenti perché erano il periodo di pranzi tra cugini e parenti vari, vicini di casa, amici. Di fatto erano due settimane di convivialità. Di fatto erano davvero piacevoli. Di fatto io me la godevo un mondo perché, incredibile a dirsi, io ero molto socievole e amante dei momenti in compagnia. Ero… il problema è che per certi versi, in profondità, so di esserlo ancora, ma so anche di non reggere la cosa. Per questo sono insoddisfatta, perché sono stufa di stare sola,  mi manca tutto, so che nonostante i 18 anni di panico non è comunque questa la mia natura, ma non riesco ad affrontare il problema, tanto è vero che ieri, la mia gita al supermercato durata circa 40 minuti, mi ha messa ko per buona parte della giornata, lasciandomi del resto anche piuttosto incredula e delusa dalla cosa, come se avesse esaurito tutta l'energia a disposizione.  
Non so  se è solo illusione, ma nonostante tutto credo ancora ci sia altro spazio di manovra per cambiare un po' la situazione, per lo meno lo penso adesso. Quello che continua a sfuggirmi sono i singoli passaggi da compiere, quei passi anche piccoli ma certi che posso davvero portarmi verso ciò che voglio. Ho smesso di farli 18 anni fa, quando avevo 16 anni, che non riesca più a vedere il bandolo della matassa della vita a 34 anni forse è una conseguenza ovvia, ma siccome non sono disposta ad arrendermi del tutto, una strategia deve essere trovata. Certo, ogni anno che passa ripetendo questa litania senza trovare una soluzione, mi affossa un po', ma tra alcune cose che peggiorano e altre che migliorano, prima o poi riuscirò a creare una specie di mappa che mi indichi che fare?

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