giovedì 9 agosto 2018

senza definizioni

Se qualcuno mi chiedesse: "Cosa fai nella tua giornata?", probabilmente farei mille giri di parole per blaterare qualche impegno, ma l'unica risposta onesta sarebbe "Niente.", o poco di più. Fino ai 14/15 anni, fino insomma a prima che il panico mi prendesse la vita e me la ribaltasse come un calzino, avevo le idee chiarissime, seguite da azioni altrettanto decise. Avevo spazio anche per le vacanze e il tempo libero ovviamente, ma avevo un piano ed era la cosa più ovvia per me seguirlo.
Con i primi attacchi di panico il cambiamento non è stato totale e repentino, ma quasi da subito mi rendevo conto che durante gli attacchi il tempo diventava qualcosa di relativo, qualcosa che mi sfuggiva, qualcosa che non era più a mia disposizione per agire, qualcosa che diventava solo uno sfondo nebuloso al mio stare male. Non so come sia stato possibile che questa cosa abbia finito con il mangiarmi quasi 18 anni di vita, ma è successo. E ora mi trovo impreparata ad ogni cosa. Non ho le qualifiche per il lavoro in cui credevo, non ho abilità per farne un altro. Tutto è provvisorio, sfumato, inconsistente. A 34 anni è la delusione assoluta.
Dicono che le etichette ci limitano, ci presentano al mondo sempre e solo in modo parziale. Immagino sia vero, eppure in qualche modo credo che ci aiutino a definirci. E non averne non mi fa sentire libera, quanto amorfa.
Per questo continuo a farmi sempre la solita domanda: da dove si ricomincia?
Da dove si riparte per costruire un'identità? E non solo in termini teorici, HO UN BISOGNO ASSOLUTO DI QUALCOSA DI PRATICO.
Tempo fa ho letto che attività manuali aiutano moltissimo chi ha forme come la mia, perché non c'è niente come vedere qualcosa di concreto che prende forma dalle proprie mani per aiutare chi vaga nella nebbia mentale più assoluta di autocoscienza.
Chi crea arte, chi crea spettacoli con il lavoro a maglia, chi crea capolavori con il cibo… hanno la soddisfazione di plasmare qualcosa di visibile, di concreto.
Sembra assurdo detto da me adesso, ma io sono cresciuta, prima del panico, con un'impronta ben precisa, tipo le persone di oggi che si destreggiano tra mille impegni-scelti con cura-
Sono cresciuta fino al panico, con un'impronta che, una volta salvaguardati i momenti solo miei con un libro o un film, mi avrebbe portata a girare allegramente come una giostra ogni giorno.
Poi il panico ha cambiato tutto, trasformandomi in uno spazio vuoto. Non reggerei molto di più, ma quell'impronta della vecchia me, al di là di tutto, esiste ancora, si fa sentire e reclama, con dolore, un minimo di considerazione. Ma di nuovo: tra il 100 che avrei voluto essere una volta e lo 0 che sono ora, da che parte mi devo muovere per arrivare almeno a 10?

1 commento:

  1. Piano, piano riuscirai a superare le tue paure e quel che vivevi prima non sarà più un ricordo!

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