Sono quasi le 22.30 e sono stanca. Anche oggi guardando un telegiornale qualunque ci si sente piccoli, sperduti…
Mi sono chiesta come reagirei io di fronte ad un disastro del genere, io con il mio panico del cavolo… un panico che anche oggi, in coda davanti ad un semaforo rosso, mi stava facendo dare i numeri, con un smania sempre più fuori controllo, roba da lasciare l'auto così, in mezzo alla strada e scappare. Anche oggi come sempre.
Tra un telegiornale e l'altro, sono incappata in un telefilm in cui si ricordavano i campi di concentramento. Tragedie, che mi hanno fatta sentire così sbagliata, io con il mio panico del cavolo che capisco sempre meno… Quante volte mi sono detta che sbattere la faccia su notizie di tragedie vere mi avrebbe aperto gli occhi, levandomi dall'empasse di qualcosa che io stessa genero. Ma non funziona così, al massimo quel ragionamento conduce al senso di colpa.
Oggi tra le 16 e le 17, fuori con mia madre, sono stata per l'ennesima volta molto male, seguendo un copione che si sta ripetendo fedele a se stesso. Ma oramai è così, non ci sono altre strade se non ripetere insistentemente queste mosse, fino al momento, e spero arrivi davvero, che ogni cosa sarà un po' più facile. E solo quando avrò ritrovato un po' di controllo sulle mie giornate allora forse potrò sperare di fare qualcosa per il futuro, per me, per gli altri.
la parola d'ordine è solo una: impegno. impegno h24.
E per farlo devo scollarmi da quel tavolo a cui sto sempre e devo uscire. Oggi, domani, dopodomani, una volta due, tre, dieci, cento… insistere, ogni giorno, in auto, a piedi… insistere, fino a che le cose saranno diverse.
insistere… per dare un senso ad una vita che sono fortunata di avere.
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