martedì 2 ottobre 2018

quando il dolore diventa rabbia ( e viceversa)

Questa sera sono uscita per una riunione. La nota positiva? Non avevo l'ansia (del resto l'ho avuta tutto il giorno per cui avevo preso una discreta dose di ansiolitici). Ma dire di non avere avuto l'ansia credo renda poco l'idea del modo pietoso in cui sono stata, almeno all'inizio. Ho avvertito un disagio che non saprei come spiegare, nemmeno fossi stata nuda che so, in un supermercato. Non mi sono mai sentita così instabile e fragile. Non c'è un lato della mia vita che senta solido, che non mi faccia sentire male. In tutto questo mi sto rendendo conto come sia facile che il dolore si trasformi in rabbia. Sono cattiva come mai. Tutto quello che fa male, lo fa  a tal punto che è impossibile da gestire e quindi mi fa arrabbiare, ed è una rabbia che leva il fiato. Sembra assurdo dopo 18 anni di questo malessere, quanto questo periodo dal punto di visto emotivo, sia ricco di intensità nuove. In senso peggiorativo. Vorrei solo scappare, andarmene al mare e starci per un po'. Ma la cosa funzionerebbe? Cioè, scappare, andare, a volte serve poi a qualcosa? O è solo farsi rincorrere dai propri problemi in giro per lo stato?
Sono un condensato di insicurezza, paura e rabbia che implodono una nell'altra. Non ho più niente da dare agli altri, non ho più niente da dare a me.
Eppure forse è proprio da questo fondo che può ricominciare davvero la mia salita, e la mia vita.

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