sabato 13 ottobre 2018

gioco al ribasso

Sebbene mi senta in una fase nella quale cercare di trovare la soluzione ai miei problemi nei libri, mi sembra un po' inutile a questo punto, non posso comunque fare a meno di spulciare qualche pubblicazione qua e là. Evidentemente ce l'ho un po' nel dna, in ogni caso, leggendo l'ennesimo libro sulle abbuffate di cibo con sfondo emotivo, mi sono imbattuta in un concetto particolare. Che sul cibo si sfoghino emozioni e frustrazioni non è una novità, per niente, l'aspetto che, per certi versi, mi è sembrato più interessante è che tali frustrazioni non derivano da cose che non siamo in grado di fare, ma dal fatto che spesso abbassiamo talmente l'asticella dei nostri obiettivi da finire con l'avere a che fare con una vita che è profondamente diversa da quella che vorremmo, non perché nn riusciamo a fare di più, ma perché nemmeno ci rendiamo conto di questo gioco al ribasso. Ora, l'ansia di cui di parla nel libro è legata soprattutto all'aspetto alimentazione, eppure non posso fare a meno di chiedermi quanti degli attacchi di panico degli ultimi mesi mi siano capitati nn perché incapace di fare qualcosa, ma perché a quel qualcosa che vorrei nemmeno penso più.  
Fatto quel pensiero, nella mia mente, come una specie di film su bobina che si srotola, è sfilato un racconto di una vita che non ho più nemmeno il coraggio di volere. Un racconto un po' sbiadito, forse poco coraggioso, per dirla tutta, ma vero. Un racconto che mi ha messa sull'attenti.
Ho davvero rinunciato ad un futuro autentico convinta di non esserne in grado?

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