Mi rendo conto che, sempre più spesso, prima di condividere un'emozione ho bisogno di tempo per digerirla. Ieri pomeriggio tra le 17 e le 18 sono uscita con mia madre per accompagnarla in alcune commissioni, io sono rimasta in auto, di fatto ho fatto l'autista. Non ho parlato con nessuno, nessun incontro ansiogeno… però sono stata malissimo. Prima di uscire la solita gamma di nausea, mal di testa, vertigini… insomma la tripletta più gettonata del panico, poi una volta fuori, mi sono trovata così in difficoltà che ho pianto anche di fronte alle persone, per carità, nascosta in auto non è che fossi proprio alla vista di tutti, però… Piangere, perché? Sempre per i soliti motivi: vedo la vita che scorre, vedo la ragazza adolescente che ad un certo punto ha perso ogni capacità di vivere e alla fine vedo un presente così complicato da impedirmi di pensare ad un futuro che sia sereno e possibile. Vedo un futuro difficile, che non saprò gestire perché non riesco a gestire le minime incombenze della vita autonoma. Per cui ho paura. Riesco solo ad annullarmi in un presente piatto, perché il futuro è un tempo che non riesco a plasmare in termini di possibilità. Resta solo la paura. E la stanchezza.
Dopo un fine settimana decente, la settimana per ora va così.
pensandoci ora mi chiedo: tra le tante persone viste ieri, ce ne sarà stata almeno una che stava provando le stesse cose che provavo io? Almeno una...
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