Me ne sto qui per l'ennesima volta con il cellulare spento, terrorizzata da quello che ci potrei trovare, confusa da tutto quello che sto vivendo e penso, penso che ammiro davvero quelle persone che pur in mezzo a problemi seri sanno avere l'equilibrio dentro di loro. Sono persone che affrontano i problemi, che non li sminuiscono, ma che in qualche modo riescono ad avere una forza di fondo che li tiene ancorati a qualcosa, che li fa essere in pace con se stessi. Sono le persone che possono affrontare grandi ostacoli con saggezza e lucidità.
Qualità che non fanno più parte del mio bagaglio.
Oggi l'uscita con mia madre per una breve commissione si è trasformata nell'ennesima odissea, una fatica talmente spropositata che poi, una volta in paese, mi sono sentita svuotata, come un palloncino che si è buca e cade a terra. Ci sono stati periodi durante i quali i sintomi fisici del mio malessere sono stati indubbiamente più forti, ma mai mi sono sentita così alla deriva. Non capisco più cosa riesco a fare, e in conseguenza a questo non riesco nemmeno più ad immaginare che futuro voglio. Allora forse questo non è il momento di grandi piani, né di grandi decisioni. Forse ora non sono in grado di fare progetti, e allora forse questo è il momento della concretezza, il momento della ricerca della salute. Non il momento in cui metto in piedi il mio futuro ma quello in cui imparo a stare di nuovo in piedi nel presente. Forse più di questo per ora non mi è possibile.
E sì, mi sarebbe piaciuto concludere dicendo che avevo riacceso il cellulare, ma non ci sono riuscita.
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