martedì 22 ottobre 2019

… ed eccomi di ritorno, un mal di testa da campioni, ma la serata dal punto di vista dell'ansia è andata molto meglio del previsto. Una riunione tra noi impegnati nel volontariato della domenica. Curiosamente, sbrigata la parte urgente dell'incontro, la conversazione ha toccato tanti discorsi diversi, interessanti. Il problema grosso è che quasi tutti mi fanno ancora sentire inadeguata. Parlano dei ragazzi di oggi, di quello che fanno come esperienze? Io penso a quello che non sono riuscita a fare alla loro età. Parlano della famiglia? Penso che non ne ho una. Parlano di gite, andare di qua e di là, parlano di qualsiasi cosa e io mi rendo conto che invece io no. Non riesco a trovare un minimo di appiglio. Non riesco a trovare il mio valore. Possono sembrare discorsi solo intrisi di retorica, ma la verità è che oggettivamente io mi sono tagliata fuori da tutto. E anche le attività mi risultano spesso difficili se escono appena dal solito proprio per l'impegno nel preparare/incontrarsi etc etc.
A seconda delle fasce d'età di cui si parla, vedo le 100 vite diverse che non ho avuto. Non riesco a superare questo confronto perenne. Se poi considero anche l'aspetto esteriore non c'è proprio partita. Quindi rientro a casa, per metà soddisfatta che il panico non mi ha messa ko del tutto, per metà spiantata dal senso di inferiorità. Poi il pensiero degli altri si allontana, lasciando però un buco che dentro di me si allarga a dismisura, una voragine di paura. Mi rivedo ragazzina, rivedo i sogni e le speranze. E poi uno dopo l'altro tutti gli anni di delusione ed impotenza che si mescolano in un mix di rimpianti, rabbia e compassione. Non riesco a voltare pagina, non riesco a reggere la pesantezza di fallimento che dura da 19 anni. Manca il fiato, il petto è schiacciato, la vista si fa sfocata. Dopo tutti i pezzi che ho perso, non so più cosa è restato, non so più chi sono.

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