sabato 7 dicembre 2019

A volte mi chiedo quanto ci sia di vero nella teoria che sostiene che certi disturbi psicologici siano legati al rifiuto di crescere e di prendersi responsabilità. Me lo chiedo perché non mi sfugge che il mio stile di vita ben lontano dal classico di una 35enne sia più vicino a quello dei 15 anni piuttosto che nemmeno  a quello di 25. O forse quella è la conseguenza finale, ma non la causa. Ieri quando è stato il momento di uscire stavo male, manco a dirlo. Vedevo la passeggiata lungo il mare come un obiettivo, ma per arrivarci sarei dovuta passare su un attraversamento pedonale. Ne ero spaventata, perché nel mio cervellino un conto è lasciarsi andare su una zona di solo passaggio pedonale, e ben altra in mezzo alla strada, e visto che mi sembrava di stare in piedi a stento, dire che non è stato facile è un po' un eufemismo. Sono andata nel negozio per prendere due cose (e due dolci sì…), e anche lì, ferma davanti agli scaffali mi sembrava di andare per terra, come se stessi in equilibrio solo camminando. Mi sono chiesta se potesse essere qualcosa di fisico, ma viste le modalità, direi proprio di no: è sempre e 'solo' la mia ansia che si fa sentire. Poi sono rimasta un po' seduta sulla passeggiata davanti al mare. Che bello, che promessa di tranquillità.
Questa mattina sono uscita, ansia zero ma un caldo dell'accidente. Insomma tutto come da copione. E poi sono tornata al pensiero delle responsabilità, la lingua batte dove il dente duole e in questi giorni ci penso come mai prima, soprattutto quando vedo dove i miei cominciano a perdere un po' i colpi, e non riesco a impedirmi di iniziare a sudare, di fermare la tachicardia che arriva al galoppo, né di pensare a come diavolo farò quando toccherà ancor più a me, se anche un passaggio pedonale mi blocca, altro che guidare…
Non dico per dire quando ammetto di non riuscire a vedere il mio futuro. Davvero, non ci riesco. Riesco al massimo a vedere qualcosa tra 6 mesi, e mi spaventano anche quelle. Essere sola incapace di provvedere a me stessa: terrore puro.

E allora tanto vale non pensare. Oggi pomeriggio mi sono concessa un pomeriggio di lettura, ho letto LA CASA DELLE VOCI di Carrisi. Bello, bello bello. Sono libri che davvero devi leggere quando sai di poter andare dall'inizio alla fine. Solo così te li puoi gustare davvero. E per almeno 4 ore il cervello è andato dietro ad altre storie. Bene così. Tanto le mie saranno lì anche domani.

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