domenica 8 dicembre 2019

Sono qui da 8 giorni, domenica prossima dovrei rientrare a casa. Non è che non voglia in assoluto, però al di là di tutta la questione responsabilità, stando qui mi rendo conto di quanto mi pesi quella tensione perenne che c'è in casa mia tra mio padre e mio zio. Soprattutto visti i cambiamenti di quest'ultimo. Ogni giorno all'ora di pranzo mi sento come una specie di muro che funge da assorbi vibrazioni, ogni volta che un discorso vira verso qualcosa di potenzialmente pericoloso, me ne esco con qualche stupidata, e mi pesa avere questo ruolo, e fare questa parte. Del resto però se non sono in grado di reggere a conflittualità di qualche genere, ci posso fare poco. Non so come dirlo senza sembrare ingrata, ma negli ultimi anni invece di staccarmi dai miei, mi sono sentita ancora più invischiata anche nelle cose di mio zio. E mi sento soffocare. Questa notte alle 2 ero sveglissima pensando a me, mio zio, la casa… e ci sono rimasta fino alle 3. Le dinamiche nella mia famiglia sono sempre state un po' anomale, ma adesso si stanno intorcinando ancora di più, e io sono sempre più in mezzo. Vorrei solo avere la forza per fare ci che devo, ma riuscendo a mantenere la giusta distanza. Che non è una cosa da poco.
Credo che molte persone che soffrono di attacchi di panico debilitante come il mio, tendano a restare schiacciate di più dalle dinamiche famigliari. Per carità, non che per i famigliari sia semplice avere a che fare con i nostri problemi, ma ovviamente io ho la mia prospettiva...

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