martedì 16 marzo 2021

Se non mi sbaglio, c'è stato un periodo durante il quale, al posto del solito 'in cerca di equilibrio', si diceva essere in cerca del proprio centro. Come tutte le mode, molto spesso era una frase usata così tanto per, eppure ha un senso profondo, nella misura in cui senza questo centro, viene a mancare anche l'appoggio per stare in piedi. In questi termini, sono scentrata al massimo. Provo un mix di rabbia, noia e paura talmente difficili da gestire che mi sento come un pallone al limite prima di scoppiare, vorrei strapparmi la pelle da dosso. Paura, paura delle reazioni di mio padre, di quelle di mia madre... del mio futuro.. del mio presente. Continuo a pensare al passato, a come era bello, a come era facile, a come mi sembri impossibile essere arrivata a questo punto. Non so che fare. Tutte le notizie sul covid, sulla crisi economica, sui vaccini, sono voci sempre più insistenti che rimbombano nella mia testa. Sono questioni serie che mi levano altre forze, altre prospettive. Quando continuo a ripetermi che non ce la faccio più, ho la certezza che ogni volta lo dico con maggior gravità, perché capisco di avvicinarmi sempre di più ad un limite. C'è ancora la piccola, piccolissima speranza che questo limite mi faccia, per così dire, evolvere, verso una versione più forte di me stessa, più centrata: esplode uno stato per permettere la nascita di quello successivo. Non ce la faccio più. E ciò che mi sembra più triste è che non sento, non trovo, appoggi. Mio padre mi ha lasciato alcuni soldi per le prossime bollette, speravo in qualcosa di più per avere qualche soldo da spendere per me. Quando non li ho visti, mi è venuto da piangere, mi sono sentita sprofondare. Reazione eccessiva di per sé, ma sensata in virtù di quello che significa: non guadagno, non faccio nulla, non ho una direzione. Sono una specie di ameba obesa che gironzolo per casa. E sono così stanca. 

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