lunedì 12 agosto 2019

Può sembrare strano per i miei standard, ma sono mesi che non leggo libri nuovi sul panico e affini. Non mi va, forse sono stanca di trovarmi sempre davanti le stesse cose. Non perché non ci creda, ma perché appunto, oramai, per certi versi le ho fatte mie. Il perno attorno al quale ruotano molti manuali è l'idea che ci sia qualcosa che disturba talmente tanto da metterci ko. Qualcosa che non riusciamo ad ammettere, e che quindi è costretto ad emergere in altri modi. Che posso dire? Spesso ho la sensazione di non essere libera, di essere costretta in un ruolo che non è esattamente il mio. Ma fino a che punto non so. L'invida che sto provando in questo periodo per ogni persona che vedo è sintomo di cose che forse non riesco davvero ad ammettere ad alta voce. Voglio un figlio, voglio un compagno, voglio un lavoro.
Però non ne sono in grado. E sebbene questo mi dispiaccia tanto che non so dire, dubito abbia davvero qualcosa a che fare con il mio malessere nell'uscire per andare al mercato, o ad una cena, od ad un incontro dove si vendono pentole.
Ovvio che se non riesco nelle interazioni sociali minime, creare relazioni intime/sentimentali, affrontare un lavoro, rientra in una sfera assolutamente fuori dalle mie competenze. E si torna alla domanda iniziale, cosa è che mi blocca? Non possono essere le conseguenze ad essere anche cause primarie.
A meno che oramai sia tutto un'enorme insoddisfazione che si autorigenera. E in tal caso, cosa posso fare oggi? Non lo so.

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