Se dovessi fare un'analisi veloce ma veritiera su di me, direi che fondamentalmente è come se esistessero due versioni di me stessa.
Una tutto sommato è una persona interessante e interessata, curiosa, socievole, attenta ai problemi della gente. Una persona direi anche gradevole.
L'altra è quella che non riesce a uscire dalla porta e che quindi, delle caratteristiche positive della prima, non sa che farsene.
Immagino che per riuscire a stare bene occorra che queste due versioni facciano pace tra loro, collaborino e non finiscano agli antipodi come invece è.
Qualsiasi idea non banale della me uno, è inficiata dai limiti della me due.
Solo che sono stufa. Cioè, immagino che a qualsiasi età si vorrebbe poter applicare nella pratica le idee che si hanno in testa, ma questo è ancora più vero superati i trent'anni, superato insomma definitivamente il varco dell'età adulta.
Vorrei riuscire a costruire qualcosa, vorrei tornare ad esistere al di là del panico. vorrei che ciò che penso non venga perennemente a valere zero per la non-vita che conduco.
Mi chiedo se in alcune circostanze la psicologia possa funzionare spinta non solo dalla comprensione di sé ma anche dalla rabbia, perché in tal caso di questa ultimamente ne avrei in abbondanza.
Così arrivati a sera incavolata nera, fallito ogni tentativo, terminiamo la giornata dicendo che anche oggi, il nuovo percorso lo cominciamo domani.
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