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A 32 anni non mi sento così vecchia rispetto a loro, quanto meno non in senso assoluto, ma relativamente la distanza sembra un abisso. Molto spesso mi chiedo come si può fare per avvicinarsi a loro nel modo giusto. Appena entri nel loro raggio d'azione ti sfidano, come a voler subito mettere in chiaro che no, di te e di quello che vuoi dire loro, non gliene importa un fico secco. Arroganti, presuntuosi, sono l'esatta fotocopia di tanti adulti che magari vedono alla tv.
Poi scopri che sono estremamente impauriti, fragili e vorresti fare di più, fare meglio per farli stare meglio.
il problema però è come farlo, come riuscire a coniugare le loro enormi difficoltà con le loro innate doti, l'andare incontro senza abbassare troppo l'asticella. Far capire che nessuno pretende un'obbedienza totale ma che l'educazione non è poi così brutta come cosa. E che il rispetto, tra di loro, verso gli altri e quindi anche verso loro stessi è essenziale per crescere bene. Ci provi, a volte con pazienza, altre con meno... poi esci dall'incontro, senti un padre che chiama 'coglione' il proprio figlio, così senza nessun motivo e ti chiedi cosa potrà mai restare di quei 60 minuti passati a parlare di rispetto dell'altro.
Un po' di senti come in una guerra con i mulini a vento e ti chiedi: e quindi? Che parliamo a fare?
Solo un po' però... perché poi scatta di nuovo qualcosa che ti spinge a cercare una strada diversa, perché il prossimo incontro possa andare meglio e portare a qualcosa in più.
Funzionerà? Chi lo sa... rinunciare però non sembra mai un'opzione.
Così si va avanti, ancora per un po', ancora per un anno poi vedremo...
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