Nei vari libri che sto leggendo su panico, fobie sociali e disturbi d'ansia ci sono, come prevedibile, molti punti in comune. Tanto per dirne un paio: l'importanza di una corretta respirazione e l'importanza del non evitare le situazioni avvertite come a rischio. Altri aspetti invece sono meno assoluti, ad esempio l'importanza del ricercare le cause, per alcuni autori inutile, e anche le tecniche di distrazione, che per alcuni esperti sono da evitare: se stai avendo un attacco vietato distrarti. Concentrati su di esso e, detto con parole mie, impara a venire a patti con quello che provi.
Quale sia l'opzione migliore non posso certo saperlo. Forse dipende dal soggetto, dalla scuola teorica di riferimento... non mi sembrano però cose di poco conto.
Secondo i dettami della terapia cognitivo-comportamentale però c'è un'altra cosa essenziale per superare la malattia: la stesura di un programma di obiettivi preciso e dettagliato. Niente frasi e intenti generici, ma indicazioni super dettagliate divise in obiettivo finale, passaggi intermedi e passi quotidiani.
Mh, onestamente visto come vanno le cose, so di dover lavorare moltissimo su questa parte perché i miei proponimenti sono sempre un po' troppo vaghi, in questo modo c'è sempre troppo spazio per una marea di imprevisti che cambiano il percorso.
Mi ritrovo molto spesso come divisa in due: da una parte c'è la consapevolezza che quello a cui miro dovrebbe essere spontaneo quanto il bisogno di respirare, dall'altra la constatazione che non riesco a fare un bel niente.
Quindi è decisamente ora di andare alla ricerca dei così detti traguardi S M A R T
Specifico
Misurabile
Attivo
Realistico
Tempi (definito nei...)
e allora tentiamo di essere, anzi meglio SIAMO SMART!!!
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