domenica 9 luglio 2017

io e le persone...

Da circa un paio d'ore sono fuori nel cortile, c'è una gara di macchinette che passa di qua e guardarla sembra d'obbligo.
Sembra d'obbligo perché no, non ci sarebbe nulla di male nel rifiutarsi se la cosa non interessa, non farlo perché ci si sente a disagio a stare fuori però è un'altra storia. Una storia che ha bisogno di essere combattuta, e così, in concreto l'esercizio del giorno l'ho fatto.
Appare però evidente quanto i limiti di disagio verso gli altri siano arrivati a penetrare fino le cose più banali, come stare seduta nel MIO (non di altri) cortile una domenica pomeriggio.
c'è così tanta strada da fare, e secondo la teoria/terapia cognitivo/comportamentale l'unica strada è fare. quindi se non esco di casa, per mille motivi tra cui il caldo, quanto meno dovrei passare del tempo con gli altri. Non fuggire sempre tutto e tutti.
Il punto è che potenzialmente mi sembra che ogni situazione, se gestita nel modo corretto, potrebbe portarmi a fare passi concreti in avanti. Passare qualche ora alla settimana in compagnia degli altri è un passo, anche se solo in casa mia.
Anche se mi stanca da morire perché non sono mai rilassata, mai a mio agio, c'è sempre qualcosa che mi tiene sulle spine, enormemente sulle spine. Ma io non ero così, e questo pesa sempre di più. Ho bisogno di imparare di nuovo a stare tra la gente.

Con il passare degli anni e l'aumentare della malattia, non solo mi sono ritirata dal mondo esterno, ma anche dalla mia casa, come se riuscissi a stare bene solo in un paio di ambienti. Ma non è così, ovvio ci sono cose, come studiare  e insegnare, che necessitano di spazi protetti, isolati, quieti, ma per altre cose, tipo scrivere e leggere ad esempio, non dovrei avere così paura di essere in luoghi di potenziale incontro con gli altri.
Le cose stanno così.
Anche casa mia è un luogo da riconquistare.
E l'inadeguatezza deve essere combattuta.
Sob sob

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