sabato 7 ottobre 2017

libera da me stessa

In qualche modo le parole della psicoterapeuta sull'intraprendere un percorso di analisi continuano a ronzarmi in testa. In realtà per certi versi mi affascina l'idea. Ma per altri, più concreti, so che non posso. Il punto però è che questo suggerimento parecchio inaspettato mi fa capire che siamo comunque ad un punto di svolta e anche oggi non posso che chiedermi se in fondo succeda perché il percorso terapeutico che sto facendo non ha più nulla da darmi. Per certi versi, i più importanti immagino, non ci sono traumi speciali da risolvere.
Eppure sono ben lontana dallo stare davvero bene, solo che tutto si può riassumere in un concetto: voglio essere libera, sentirmi libera, non essere più schiava delle mie insicurezze verso il mondo intero, che sia il dentista, la vicina di casa o il cassiere di un supermercato. Libera, perché non ho nessun motivo fuori dalla mia testa per non sentirmici, e quelli nella mia testa sono viziati da una insicurezza che non ha motivo d'essere. Forse qui si gioca la partita della riprogrammazione neurolinguistica, la forza assertiva di quell' IO VALGO.
Perché le cose stanno proprio così, io valgo e non c'è un motivo solo per cui non possa sentirmi a mio agio con le persone che ho intorno, qualsiasi sia il loro ruolo.
Solo che devo convincermene. E credo che questo sia l'ultimo-unico step da fare.
Come? Non saprei. Forse cominciando da cose piccole piccole... credo che ora come ora la chiave sia proprio nelle cose della mia quotidianità.
Indossa l'abito per il lavoro che vuoi, indossa la parte di quella che ce la fa, credici e alla fine ce la farai davvero.
Non negare il disagio ma cercare di dargli meno senso, di toglierli poco alla volta importanza.
Dovrebbe funzionare così, o no?
bah...

Nessun commento:

Posta un commento