venerdì 27 ottobre 2017

pensieri e diari

Tenere un diario viene oramai ritenuto un passaggio importante nel trattamento di numerosi problemi. Ansia, disagio, fobia sociale, abbuffate di cibo... in ogni situazione l'idea è che mettere nero su bianco ciò che si è provato, analizzandolo e ragionandoci sopra, aiuti a monitorare le crisi per renderle più facili e gestibili. Ora, io tengo un diario praticamente da quando sono stata in grado di mettere insieme due parole e ultimamente più che diari, i miei scritti sembrano trattati, e se non esattamente nei contenuti, almeno nelle dimensioni e nella quantità di parole. Scrivo, scrivo, scrivo... e analizzo un sacco. Ma a che serve se poi non sto meglio? Una volta la mia terapista mi disse che era fantastico lavorare con me perché bastava darmi un piccolo input e il mio cervello avrebbe continuato ad elaborare per tutto il tempo tra una seduta e l'altra. Lo so e me ne rendo conto. Ma ciò nonostante il mio disagio, il mio senso di inadeguatezza è ancora qui. E direi sempre più forte, trascinandosi dietro una stanchezza che rende tutto così difficile che è impossibile pensare possa durare ancora a lungo. Tra dieci minuti inizierà il mio pomeriggio di lezioni e sono così agitata! Come se non fossi all'altezza di niente, come se le ragazze che incontrerò possano mangiarmi a colazione. Non si può andare avanti così. E la cosa ridicola di questa situazione è che c'è un pensiero che almeno in ipotesi mi aiuta: pensare alla masturbazione, al sesso, ( che posso solo immaginare), ai filmati hard. MI chiedo se la motivazione sia insita nel lasciarsi totalmente andare al piacere fisico, contrapposto a tutti i miei dubbi e paure mentali.
ma poi alla fine, non so nemmeno io cosa pensare... non più, o per lo meno, non generando cose nuove, soluzioni nuove... è tutto un già detto, già scritto e già pensato. Solo il malessere, in qualche modo, riesce ad essere, pur essendo lo stesso, sempre nuovo. evviva...

1 commento:

  1. nella masturbazione vedo, di fatto, la caduta delle maschere. In quel momento sono solo me stessa. Fatto che non avviene mai altrimenti.

    RispondiElimina