La scorsa notte ho sognato mia cugina, una cugina che ha la mia età e che negli ultimi anni ho visto di straforo un paio di volte per qualche minuto, ma con lei, tra gli 8 e i 12 anni, ho passato parecchi momenti carini, soprattutto in vacanza. Forse una volta avrei potuto dire che ci conoscevamo, ora direi di no, ovviamente, per cui non capisco perché io abbia sognato lei. In ogni caso, lei, nel sogno, smontava pezzo dopo pezzo tutta la mia vita, tutti i miei alibi, tutte le mie certezze che mi sono creata per nascondere il senso di niente da cui sono invasa. Ovviamente il sogno ci faceva saltare da un prato fiorito ad un tavolo in un bar, da una cava di pietra all'interno di un'auto, ma il succo non cambia: lei mi costringeva ad ammettere che è tutto fuori posto.
Ieri sera, prima di addormentarmi, mi sentivo male, mi sembrava di non riuscire a respirare e non per un attacco di panico, ma perché girandomi nel letto avevo la sensazione fisica di schiacciarmi con il peso, anche i polmoni. Sono andata a dormire alle 3, dopo aver mangiato nel corso della serata biscotti e patatine senza riuscire a farne a meno. Tutto sbagliato, ancora una volta.
Questa mattina solita predica sul fatto che non faccio i lavori in casa. Predica probabilmente, sicuramente, legittima, ma come spiego a mia madre che gli ultimi 15 chili che ho preso mi hanno letteralmente messa fuori uso? Sento dolori ad ogni giuntura, caviglie, ginocchia… e anche dei semplici lavoretti sono troppo per me... come le spiego questo e in contemporanea il fatto che non riesco a impedirmi di mangiare porcherie? Che il panico aumenta, che ogni cosa mi sembra impossibile? Che per ogni questione ho due visioni così diverse: da una parte ne colgo la normalità assoluta, dall'altra la mia totale incapacità ad affrontarle?
I pensieri diventano sempre più pesanti, come me del resto, ma la strada da percorre mi sembra impossibile da raggiungere. Perché? Fino alla comparsa del panico sono cresciuta convinta che con l'impegno si potessero fare grandi cose, che un passo alla volta si potesse arrivare lontano, non ovunque ma lontano.
E sì, capisco che se ogni passo è costellato da attacchi di panico, diventa difficile imporsi di percorrerli, ma l'alternativa quale sarebbe??? Dovrei attaccarmi con le unghie e con i denti alla teoria del passo alla volta, perché se penso che sono già passati 6 mesi, circa, da Natale e io sto ancora così… non ne uscirò mai.
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