Sono tornata dal mare da circa 24 ore, mi piacerebbe poter dire: "Sono felice di essere a casa, la vacanza è andata benissimo ma ora ho voglia di tornare alla realtà…"
Sì, mi piacerebbe dirlo, ma non posso perché sarebbe una balla enorme.
Quello che posso dire è che aver ripreso subito con alcune lezioni oggi mi ha costretta, volente o nolente a ritornare alla realtà limitando quella malinconia che può diventare così forte da essere dolore che toglie il fiato. Ma tutto quello a cui ho pensato nei giorni scorsi resta. Resta una paura esagerata di non riuscire mai a fare più che guardare gli altri vivere. Loro vivono, io guardo. Ogni singolo aspetto della mia vita deve essere ribaltato e io non ho la forza nemmeno per lavare i piatti. La depressione galoppa, l'ansia pure. La solitudine è il mio stato naturale e i sogni finiscono per fare più male che bene. Eppure i sogni sono l'unica cosa che mi permette di non mollare perché solo la fantasia mi può dare una prospettiva diversa per il mio futuro, la chance che sì, forse posso farcela.
Posso farcela ma come? Da dove cominciare a sistemare questo enorme casino?
Nelle ore passate a pensare, riuscivo ad elaborare mille pensieri diversi, ma non una singola soluzione è venuta fuori. Non una sola, perché ho limiti talmente enormi che ogni cosa è fuori dalla mia portata. E allora forse più che alle cose intere, occorre pensare alle mezze cose, alle cose ridotte ad un terzo.
Ogni pensiero fatto, ogni constatazione, era infarcito di sempre maggiore disperazione. Ho passato momenti bellissimi laggiù, ma ora sanno essere quelli più veritieri, quelli durante in quali non posso nascondermi, ergo diventano quelli più dolorosi.
Ho quasi 34 anni, da quasi 18 sono in preda al panico, e da più o meno una dozzina la mia vita è totalmente fuori dal mio controllo.
Non mi sta più bene.
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