martedì 5 giugno 2018

e le #estati...

Dal momento che un anno è fatto di 365 giorni, forse può sembrare strano che, da un certo punto in poi, a dirmi veramente come stavo fossero quei 10 giorni che passavo al mare. Può sembrare strano o forse no…
Di fatto però, verso i 18/19 anni, con già alle spalle 2/3 di panico e una vita sociale ridotta a zero, era proprio quella pausa vacanziera a farmi notare quanto mi stessi allontanando dalla vita vera per rintanarmi nei labirinti della mia mente. Flirt, cotte, prime esperienze… erano i giorni delle esperienze, anche per chi solitamente era timida e riservata, ma timida e riservata era una cosa, combattere davanti ad altri adolescenti gli attacchi di panico quando ancora erano poco conosciuti, era un'altra. Così estate dopo estate vedevo sfumare quella normalità tanto agognata e quindi giocavo un'altra carta: sperare nell'anno successivo, in un'altra occasione. Fino a che non si è trattato più di immaginare l'estate dopo, ma anni e anni dopo. Di fatto cercavo rivalsa nell'età adulta, mi vedevo una trentenne realizzata, serena, ma single e vogliosa di giocare a quei giochi che prima mi erano stati reclusi, con l'aggiunta di un po' di esperienza e briglia sciolta in più.
Be' a quasi 34 anni, single, per niente realizzata, ancora senza la mia prima volta, il primo bacio, il primo flirt, ancora paralizzata dal panico, posso dire che anche quella speranza è svanita, scoppiata come una bolla di sapone. E non ho più la forza di credere che poi succederà di tutto… perché non ci credo per niente, e perché a 40 anni comportarsi come un'adolescente potrebbe poi non essere così interessante…
Mi fanno male le esperienze non vissute. Quasi quasi direi di più man mano che il tempo passa.

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