venerdì 15 giugno 2018

dunque... (48 ore dopo)

... il telefono continua ad essere spento e io continuo a stare poco bene, rendendo probabile l'ennesimo slittamento della partenza per il mare che in realtà per significa lasciar perdere perché tutti questi cambi di programma non li reggo.
Quindi… non sto bene e sono triste, rendendomi conto che l'idea che la vacanza per me salti, si sta facendo via via più concreta. Ma non solo per questo.
Sì, in questi giorni è più un malessere obiettivo, ma ripensandoci, quante volte rischiavo di far saltare un impegno, o comunque l'ho vissuto malissimo, a causa di un mal di pancia? Nell'ultimo anno una marea, praticamente ogni uscita del mercoledì più un cospicuo numero di altre. E qui di obiettivo c'è solo l'ansia livello allarme che provavo ogni volta, e che rende anche questo malessere peggio di quanto sarebbe dal momento che sono sicura che la mano sia calcata proprio perché sono arrivata a fine settimana scorsa uno straccio.
Quindi 2... sono triste perché ho tutto da fare, da sistemare, limiti da porre, limiti da non superare, limiti da cui partire… limiti da smantellare. Non si può vivere una vita sull'orlo costante della paura. I giorni in cui non sto bene nel senso più fisico, come questi, sono anche i momenti che la mia vita di tutti i giorni mi dà il voltastomaco. Devo ambire a qualcosa di più, se non altro a livello di salute.
Continuo a pormi dubbi sul mio futuro lavorativo, e faccio bene, ma finché la mia quotidianità sarà interamente impegnata sul controllo delle mie funzioni intestinali, conditi da mal di testa, paura di dover far sempre pipì, paura di svenire e via di seguito, non ho nemmeno il tempo, per dire, di pensare a fare qualcosa, controllata solo dalla paura.
E direi anche…
che palle!!!

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