135 sono i numeri comparsi sulla bilancia questa mattina quando mi sono pesata. Una meraviglia eh? La cosa patetica di quello che è successo ieri mattina vedendomi riflessa nella vetrina di un negozio è che non mi ha impedito, ieri sera, di riempirmi di schifezze. Forse meno del solito, ma comunque fuori luogo. Se speravo che quel trambusto interiore che ho provato mi avrebbe fatta desistere per un po' dal mangiare porcherie, be', mi sono sbagliata alla grande.
Ora, ieri leggendo qualche pagina dell'ennesimo libro su emozioni, ansia, disfunzione con il cibo e via di seguito, sono incappata nella famosa affermazione per cui si sta male essenzialmente perché non ci si permette di essere se stessi, non si affrontano le vere questioni sul chi si è. E questo ci blocca, impedendoci di andare avanti e di affrontare la vita. Da un po' di tempo vado dicendo che credo di aver risolto tutto il risolvibile, ma se non fosse così? Non perché io sia depositaria di chissà che segreti che non riesco a far emergere, ma perché tutta la costruzione che mi sono fatta di me stessa è fasulla. Un bluff che deve essere ancora scoperto.
Non so, mi sento come se avessi dentro qualcosa di simile alla materia oscura dell'universo: nessuno la vede ma studiando l'universo si deduce che deve esserci.
Per cui, io non vedo cosa davvero non va in me nel profondo, ma qualcosa deve esserci per forza per spingermi a comportarmi così.
e può sembrare poco coerente, ma il bisogno spasmodico di soldi che provo in questo momento, sembra volermi spingere ancora di più verso una soluzione.
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