venerdì 10 aprile 2020

nuova quotidianità ai tempi del coronavirus...

… per quelli che già prima avevano qualche difficoltà con la normalità.
Sono andata in Posta. Mi sono alzata alle 7,20 per poter uscire verso le 8, sperando di non incappare in una fila infinita. Obiettivo non molto riuscito, ma poteva essere anche peggio. La posta del mio paese faceva orario continuato da lunedì a venerdì e mezza giornata il sabato, da questa settimana fa solo tre mattine. Immagino abbiano fatto i loro conti, ovviamente però questo non può che significare code ad ogni apertura. E oggi va pure bene, è una bella giornata ancora non troppo calda e non piove. Ma se piovesse? Quasi 50 minuti in coda sotto l'acqua… sarebbe stato interessante. E per le persone anziane? Vedo ostacoli da tutte le parti.
Ad un certo punto poi il panico mio solito è venuto a farmi compagnia, in piedi sul marciapiede in fila… mi mancava il fiato, la mascherina complicava un po' le cose e ho iniziato a sentire vertigini. Di fianco a me chi parlava delle ferie annullate, presumo per Pasqua, e chi sperava di non dover annullare le vacanze per il prossimo capodanno (capodanno sì). Altri parlavano dei lutti che avevano avuto in famiglia e chi era preoccupato che il virus si potesse prendere un'altra volta.
Sentivo le mani sudare dentro i guanti, e la mascherina appiccicata al viso.
Quando è stato il mio turno è stato rapido, avevo cose veloci da fare e poi fuori, mentre la coda si allungava ancora, con altri anziani, altre storie, altri problemi.
Io non ho mai dato per scontato nemmeno fare una fila in posta, 90% delle volte stavo malissimo per il panico, ma vedere che ora nessuno può dare per scontato niente rende davvero tutto diverso.
Abbiamo perso mille comodità che davamo per scontate. La cosa mi confonde, mi agita.
Spero che ci siano le giuste tutele per le persone più fragili, perché anche una coda in piedi per un'ora può essere una fatica enorme per molte persone.

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