Non tutti gli attacchi di panico sono uguali, a volte ne ho di fortissimi, con sintomi fortissimi, a volte ne ho di apparentemente più leggeri ma che mi distruggono a livello mentale, che mi spaventano. Oggi, adesso, ne ho uno del secondo tipo, sintomi fisici non eccessivi, ma paura, paura, paura. Forse è iniziato mentre ero a pranzo, quando improvvisamente ho avuto la percezione di aver paura della mia famiglia. Non per la mia famiglia, ma della mia famiglia. Del comportamento di mio padre, dei deficit di mia madre. Sbaglio io, la mia percezione, lo capisco. Ma non riesco a calmierare la faccenda. Cerco di usare la testa, ma le emozioni galoppano. Così in mezzo a questa paura che si alimenta di ogni rumore, di ogni frase sbagliata di mia madre, il tempo passa. C'è una forte differenza con il passato, che passa dal fatto di sentirmi senza un piano, senza una speranza per il futuro. In questo periodo si sente molto parlare di un futuro da costruire, di piani da mettere in campo per far rinascere il paese dopo questo incubo. Ogni Paese lavora sul futuro, facendo leva sul concetto di possibilità, di competenze, di passi ben studiati... ma ogni passo nasce appunto dalle competenze, dallo sfruttare le abilità. Penso: e io su che abilità punto? Certo, se fossi riuscita a portare avanti i miei piani di studio, forse queste competenze con la laurea in lettere e poi quella in psicopedagogia dell'età evolutiva sarebbero state utili, e invece nada... ma appunto oggi a tavola sentivo di essere ben oltre quello che posso sopportare. E infatti sono stata malissimo per tutto il pomeriggio. Si stanno allungando i tempi di durata dei sintomi, svaniscono i tempi di mezzo sereni, quindi c'è una lacerazione in atto, quindi davvero ogni giorno è peggio e non so chi mi può aiutare, perché chi ho intorno non è in grado, se non è direttamente causa del malessere.
Per definizione stessa dello stato di cose, questo stato di cose nella mia famiglia non può che essere una fase di passaggio, verso qualcosa forse di molto peggio, e poi di normalità. Ma quanto durerà, quanto peggiorerà e come sarò conciata io alla fine, non è dato saperlo. Nel frattempo ogni mattina mi alzo con i tappi nelle orecchie per non sentire. Cosa diavolo è successo alla mia vita... non ne posso più.
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