giovedì 26 aprile 2018

non serve tempo... estratto


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Ho quasi finito di stendere, le voci in giardino si sono allontanate per cui, anche se il telo in cui sono avvolta comincia a cedere, non me ne preoccupo più di tanto.
 
In realtà non ho in testa solo quella domanda, forse per controbilanciare, la mia testa si concentra anche su altro: cioè su una storia che ho scritto ieri sera. Una scena piuttosto piccante devo ammetterlo e lo strusciare del telo sui miei capezzoli mentre mi muovo, accentua vibrazioni che già mi percorrono, eccitandomi all’istante.
Adoro quando vengo presa da questa voglia repentina.
Lascio momentaneamente da parte la cesta dei panni e mi lascio sedere sul pavimento. Questo è l’angolo più isolato della casa per cui non è un caso che nel piccolo armadietto nell’angolo si trovi il mio amico vibratore. Lo levo dalla custodia e lo cospargo di gel lubrificante. Apro il telo e comincio a toccarmi. Le mie mani scorrono veloci sul mio corpo, concentrandosi sul centro pulsante del mio piacere. In un battibaleno sono già bagnata e qualche gemito sfugge dalle mie labbra. I contorni della stanza intorno a me si fanno più sfumati, mentre il battito del cuore accelera.
Con un gesto deciso infilo il vibratore e con un paio di movimenti decisi sento l’estasi sempre più vicina.
Immagino qualcuno davanti a me pronto a succhiarmi i capezzoli, e a leccarmi tra le pieghe del mio piacere più intimo… contraggo le cosce sempre più, immaginando una lingua calda che mi assaggia…
Brividi mi percorrono tutta.
Un calore esplosivo si diffonde dal mio ventre. Sono bollente.
“Sto venendo! Sto venendo…”, esclamo all’aria prima di lasciarmi andare… il vibratore scivola fuori da me bagnato dai miei umori.
Mi concedo alcuni attimi per riportare il respiro ad un ritmo regolare.
Sto diventando sempre più efficiente e rapida nel masturbarmi. Potrebbe essere una qualità non indifferente.
Mi lascio andare ad una risata liberatoria.
“Segni particolari: raggiungere un orgasmo tramite masturbazione in pochissimi minuti.”
Mi rialzo e cerco di sistemarmi addosso il telo ma faccio solo un nodo.
 
 
E faccio male, perché quando mi piego per raccogliere un calzino, la parte sopra si apre lasciandomi i seni, ancora turgidi per la recente eccitazione, scoperti.
“Ma che diavolo…”, cerco di ricompormi.
“Cavoli, wow!”
Spaventata all’inverosimile da questa voce caccio un urlo, poi sollevo lo sguardo e, aggrappandomi all’asciugamano, avvampo prima di mettere a fuoco, davanti a me, una visione celestiale.
“Tu chi sei? Che cavolo ci fai qui?”, la mia voce rasenta l’isteria eppure si sente ancora una traccia del mio recentissimo orgasmo.
O almeno io la sento.
Credo mi risponda ma francamente non sto sentendo una parola, sono troppo imbarazzata e letteralmente senza fiato, un po' perché sono quasi nuda e poi…
Davanti a me c’è in pratica un adone. È quasi spiccicato a quell’attore, come si chiama… Bradley qualche cosa... Che occhi!
Mi si avvicina e mi tende la mano.
“Cooper…”, dice.
Sì, immagino che glielo abbiano detto in molti che assomiglia a quel tipo famoso ma il fatto che lui per primo giochi sulla cosa con una perfetta sconosciuta, mezza nuda, mi sorprende.
“Ah, ah, spiritoso. Io sono Jennifer.”
Provo a buttarla lì anche io, del resto tutta la situazione è assurda.
Scoppia a ridere. Evidentemente deve aver visto i vari film in cui quei due hanno recitato insieme.
Poi però corregge il tiro.
“No, non sono così vecchio.”
Infatti, avrà all’incirca la mia età.
“E io non sono così giovane.”, aggiungo vista che la tizia in questione credo abbia almeno cinque o sei anni meno di me, e anche una ventina di chili in meno, se per questo, ma direi che ciò è evidente senza che se ne faccia menzione.
Ora, tutto questo teatrino in cui io sembro aver la battuta pronta, è solo un diversivo che spero metta in secondo piano il fatto che sto letteralmente facendo la contorsionista per rimettere la salvietta al suo posto.
Ma si è per caso ristretta in questi ultimi dieci minuti?!
“No, ma che fai? Mi piace quello che vedo!”
Un senso di disagio mi si dipana dalla pancia e qualcosa scatta dentro me.
Va bene tutto ma essere presa così spudoratamente in giro non mi piace, prima di mettermi a piangere come un’idiota cerco di ricompormi e riprendo in mano la situazione per cui ci riprovo.
“Senti mi vuoi dire che cavolo ci fai in casa mia?”
Si fa serio.
“Certo, scusa. Sono qui con i miei genitori, mio padre non può guidare e li ho accompagnati io. Sono fuori con tua madre, io avevo bisogno del bagno ma credo di aver sbagliato ingresso.”
Che sguardo…
Tiro un sospiro di sollievo, ignorando volutamente di pensare che potrebbe avermi sentita anche prima, quando mi stavo, ehm, divertendo; almeno in parte c’è una logica nella situazione.
“Scusami tanto, mi rendo conto solo ora che ti ho spaventata davvero.”
Non scherza più, c’è una certa dolcezza nei suoi occhi.
“No, ok. Ero persa nei miei pensieri e non ti ho sentito arrivare. Vieni, ti mostro il bagno.”
Persa nei miei pensieri… ah ah, l’eufemismo del secolo!
E dopo essermi separata da lui, tiro un sospiro di sollievo, vado a vestirmi, i capelli sono ancora bagnati ma si stanno già formano i riccioli.

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