Come una sorta di aspetto speculare, più penso alla situazione attuale, più in contemporanea, mi ritornano in mente i primi attacchi di panico. E su una cosa so di essere assolutamente 'da manuale', nel ricordare, cioè, i primi due attacchi. I successivi sono un ammasso nebuloso di attacchi, alcuni magari spiccano nei ricordi per la particolare forza, ma sono più un insieme. Il primo e il secondo invece sono un po' isolati. Del primo ho già raccontato più volte, del secondo forse meno. E' arrivato circa due mesi e mezzo dopo il primo, come a dire che il mio inconscio stava cercando di vedere se avessi cambiato quello che mi faceva male? E' arrivato alla festa per il capodanno 2001. Ricordo che mi trovavo in questo salone di un oratorio, una festa onestamente abbastanza semplice, quando ho cominciato a sentirmi male. Così so di aver passato un tempo rilevante seduta in un angolo attaccata ad un cestino della pattumiera, temendo di dare di stomaco. A differenza del primo, avvenuto ad una ventina di minuti dal rientro a casa dopo una serata in discoteca, quello avveniva nel mezzo di una notte che sarebbe finita solo alla mattina dopo, per cui so che ad un certo punto l'allarme deve essere rientrato perché la serata è continuata. Nei giorni successivi poi sarebbe cominciata la lunghissima serie che mi ha portata fino ad oggi, con la classica paura di aver paura. Ma quella sera di capodanno invece ero stata presa ancora alla sprovvista; la cosa curiosa è che prima che il panico diventasse proprio una costante h24, gli attacchi che avevo, sebbene frequenti e quindi già preoccupanti, mi venivano sempre e dico sempre in contesti di presunto relax/divertimento. Paradossalmente non ne avevo a scuola ad esempio, anche se andavo male, ma invece ne avevo eccome nel tempo libero, sull'autobus, di notte, alle feste, al mare e in vacanza…
Ci penso, e ancora, anche se so di sbagliare, cerco quel comune denominatore per capirci qualcosa oggi. Ma dopo tutto quel tempo non è più così che funziona, eppure cerco...
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