mercoledì 7 novembre 2018

ieri pomeriggio, tra le 18 e le 19, sono uscita per sbrigare una commissione veloce. Mi piace passeggiare in città con il buio, relativo perché è comunque una cittadina non un deserto, mi piace perché sembra di non doversi nascondere, mi sembra di non dover nascondere il grande disagio che provo sempre. In ogni caso, come spesso accade, il piano non prevedeva che io uscissi a quell'ora, ho cominciato a dire "adesso esco" verso le 15, poi il panico e tutta la sua corte- mal di pancia, vertigini, nausea…- è comparso e, posticipando di mezz'ora in mezz'ora, sono uscita alle 18 in punto. Anche se ad un certo punto credevo non ce l'avrei fatta. In ogni caso la molla finale che mi ha spianto è stata una mia immagine serale con dei pop-corn a guardare un telefilm, quindi sì, la spinta decisiva è arrivata ancora dall'idea di comprare cibo, anche se, voglio ammetterlo, l'idea di non farcela mi avrebbe spiantata parecchio, perché sono giorni molto tristi. Vedo ovunque quello che non riesco a vivere, se domenica era una questione legata alla famiglia, in questi ultimi 2 giorni è l'aspetto economico che sta tenendo banco. Sono una persona adulta di 34 anni che non ha nemmeno 10 euro da spendere. Per carità, mi rendo conto che la situazione economica è un problema ovunque, ma per me è l'ennesima dimostrazione del mio fallimento personale, è la dimostrazione di tutto quello che non sono riuscita a concludere nella mia vita e che oggi mi sta presentando un conto salato. Questo ha fatto il panico in 18 anni nella mia vita, ha prosciugato ogni cosa. Famiglia zero, lavoro zero, realizzazioni zero. Senza contare la fatica quotidiana del relazionarmi con le altre persone. Mi ha tolto tutto. E soprattutto mi ha tolto la convinzione di poter cambiare.
Se leggo le stime sulla dimensione del fenomeno panico/ansia debilitane, c'è poco da stare allegri, anche in una prospettiva sociologica futura. Eppure nel mio ambiente, cioè quello super ristretto che frequento, nessuno ha sperimentato niente di nemmeno vagamente simile. Da una parte credo sia un bene, dall'altra però io ho sempre più paura.  Non so cosa mi aspetterà domani, solitudine probabile, ma soprattutto come potrò provvedere a me economicamente? Non so fare niente, e i soldi servono per tutto.
Di fatto la spaccatura tra ciò che vorrei essere e ciò che riesco ad essere si fa sempre più accentuata. E mi vergogno da morire a lamentarmi con quello che succede ogni giorno, ma ho sempre più paura per il mio futuro.  E come può guadagnare una persona con un diploma superiore che riesce a uscire di casa per un'ora una volta sì e tre no? Così, per dire…

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