giovedì 29 novembre 2018

sono anni..

Questa mattina me ne stavo seduta alla scrivania, con la pomata sulla schiena, cosciente che va meglio dei giorni passati ma il dolore non è ancora passato del tutto, mentre mia madre spolverava casa. Ha 77 anni… per dire. Ho provato una vergogna assurda. La provo spesso, ma non è il sentimento giusto. Solo che, in effetti, in casa sono fondamentalmente inutile. Dove non arrivano gli acciacchi dell'obesità, arriva la mancanza di energia della depressione o quel che è. Dove non arrivano gli acciacchi e la mancanza di energie, arriva il fatto di dovermi far mantenere ancora in tutto e per tutto, di non essere minimamente indipendente dal punto di vista economico. Tu hai un'idea di quello che dovrebbe essere la tua vita e poi, un livello alla volta arrivi a levare tutto e cosa resta poi? Tensione e paura.
Nell'ultima settimana, di nuovo, da più voci è tornata in auge la questione del mio peso. Che ormai è quasi troppo tardi, ma che dovrei fare qualche ultimo tentativo. Che sono in tanti ad essere preoccupati, che in fondo lo devo ai miei… la solita zuppa che ogni tanto salta fuori. Poi quasi in contemporanea c'è una tensione in casa, io la assorbo come una spugna, mi devo buttare sugli ansiolitici e via… il circo ricomincia.
Sono anni che continuo a guardare le cose da una prospettiva sbagliata. Potrei dire che vado allo sbaraglio, in realtà non vado proprio da nessuna parte. Tutti mi propongono percorsi complicati, io non riesco letteralmente a schiodarmi dal tavolo della sala. Non posso controbattere niente perché in effetti vista la mia situazione, non ho ragione di niente. Ma è evidente che mi è impossibile prendere seriamente in considerazione alcune strade. Quello che mi stupisce ogni volta è come le difficoltà che provo siano dimenticate. Che poi forse è più un discorso del tipo: se hai una difficoltà, qualcuno ti aiuterà a risolverla, senza se senza ma, e come mai tu ci stia sguazzando ancora dopo 18 anni resta un mistero del cosmo…
Forse la risposta è che ho sempre puntato alla vetta della montagna rifiutando i piccoli passi, forse che continuavo a vedere le cose da una prospettiva errata.
Forse questa è la volta buona, o forse no. Quello che è certo è che c'è una sorta di laccio che si stringe sempre più al collo, come a dire che il tempo è finito. Lo sento io, me lo fanno sentire gli altri.
L'ho detto l'altro giorno, quando c'è un impedimento, come il mal di schiena esterno al panico ma che mi blocca, mi dico quanto sono stupida a non approfittare della vita che potrei vivere ogni giorno. Eppure la crisi passa e poi ritorna l'ansia ad inchiodarmi qui.
E poi penso che settimana prossima devo fare gli esami del sangue e non ho nemmeno i soldi sufficienti e mi metterei a piangere, poi c'è il dentista e le altre tasse… credo sia proprio la questione soldi ad aver innescato l'ultima stretta al cappio, per dire. Non ho nemmeno l'autonomia per esami e controlli di routine.
Così non si può nemmeno ipotizzare di pagare qualcuno per fare ciò che non posso fare io…
per certi versi è come se carte fossero state scoperte tutte d'un colpo ora.
Ho fatto davvero un bell'impiastro nella mia vita, altro che capolavoro…

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