domenica 11 novembre 2018

Mi sono indebolita un sacco negli ultimi mesi, questo è un dato di fatto. Questa mattina ho assistito ad alcuni festeggiamenti per degli anniversari di matrimonio, di fronte ad una coppia che festeggiava 63 anni mi sono sentita di merda e mi sono scese le lacrime. Un po' era per al dolcezza e la tenerezza dei due nonnini, un po' era proprio tristezza, la convinzione non solo che io ovviamente non arriverei mai a numeri di anniversario del genere, ma che non arriverò nemmeno al primo. E' che non credo più possibile per me una relazione. Gestire un rapporto di coppia, una famiglia, impossibile. Adesso davvero non ci credo più, al limite vedrei meno improbabile, ma nell'ordine dello 0,00001%, la possibilità di avere una relazione fisica, magari in vacanza, per il resto non ne sono capace, è una sorta di certezza che va maturando da un po' e che ora è esplosa nella sua interezza, ma con la quale non ho fatto ancora pace, da qui momenti di sconforto ogni volta che viene celebrato l'amore nelle sue forme.
Inoltre, era da parecchi anni che non avevo così poche ore di lezione alla settimana, e se da un lato mi sembra di non reggere nemmeno quelle, dall'altro anche la questione economica torna a farsi pressante, accompagnata da un enorme senso di fallimento professionale che, almeno in parte, veniva attenuato con parecchie lezioni da gestire, perché ero bravina una volta a farle e avevo un po' di soddisfazione, e qualche soldo. Ora anche quell'illusione è svanita.
Quindi cosa mi resta? Uscite a giorni alterni fatte tra lacrime e tensione; libri in vendita che non vendono… varie tensioni qua e là, vita sociale a zero ( ed è proprio così, non è un'esagerazione), e sempre meno forza. Sì, probabilmente è proprio subentrata di nuovo un po' di depressione, ci vorrà tempo. Ma l'autostima, quel senso di realizzazione più o meno forte che dà sicurezza e forza, da dove le prendo? Servono fatti, fatti concreti, non pensieri, non parole, ma fatti concreti e misurabili. E anche se in senso assoluto non sono l'essenziale, indubbiamente anche i soldi, averne o meno,  dà qualcosa in termini di sicurezza, di realizzazione.
L'altra sera anche se per un istante, ho avuto un flash di un'opportunità di carriera scolastica, basata sul presupposto di ricominciare da capo, con un'altra facoltà che mi interessa, per liberarmi da 10 anni di casini che non so sbrigliare. E' un'opzione, ma che necessita di coraggio nel chiudere definitivamente il percorso che, senza risultato, sto portando avanti ora. Senza risultato, ma con l'illusione perenne di ricollegare i fili. O forse non c'è nemmeno l'illusione, più semplicemente manca il coraggio che servirebbe per ammettere che no, non si ricollegherà nulla. Eppure senza coraggio, mi sto precludendo l'opportunità di fare una strada nuova che potrebbe portarmi da qualche parte. Non lo so, ho un po' di mesi per capire se rischiare questa strada nuova, se tentare di cercare il coraggio.
Ma nel frattempo, in mezzo a questi mesi che mi stanno presentando il conto di 18 anni di panico, mi sento persa. Non trovo il senso nei giorni che passano, non trovo risposte, ho perso la voglia di farmi domande.
Ah, come passa veloce il tempo. E quante cose ho perso.
Forse ogni mattina quando mi sveglio dovrei provare a chiedermi: realisticamente oggi cosa potrei, vorrei, concludere?
Persino sistemare la mia stanza è un lavoro doloroso, perché nel chiedermi: dove metto i libri? I cd? I vestiti?, io in realtà mi sto chiedendo: cosa sono disposta a cambiare per andare avanti?
Però nel frattempo, un'altra domenica è passata così, tra ansie, panico, ansiolitici e una paura profonda che non mi lascia mai.

Nessun commento:

Posta un commento