Questa mattina, mentre facevo colazione, ho notato un libro sullo scaffale. Non appena il mio cervello ha decifrato che si trattava di un romanzo, ho sentito una vergogna assurda. Vergogna per tutto il tempo che ho 'perso' leggendo. Per tutto il tempo in cui non ho fatto altro, per tutto il tempo durante il quale ho scelto di non vivere per rifugiarmi dentro un libro, perché sì, la lettura è importantissima e fa bene, apre la mente e pure il cuore, ma ai miei livelli, chiude la vita. E' solo una fuga e se un pomeriggio ogni tanto ci può stare, tre o quattro alla settimana no. Il problema però è che questo sentimento è sorto soprattutto per quel confronto subdolo con le persone di cui parlavo ieri. E' un problema perché finché non farò le cose per il mio benessere ma per un disagio verso gli altri, arriverò sempre poco lontano e soprattutto con una grande angoscia addosso. 18 anni di panico mi hanno tolto le capacità oggettive di valutare chi sono, cosa posso fare, ma anche un modo sano di rapportarmi con il prossimo. Se penso all'ultimo mese posso affermare con certezza che non c'è stata una sola interazione in cui io mi sia sentita apposto. Non mi sentivo apposto con i colleghi del volontariato, come se sbagliassi tutto. Non mi sono sentita apposto con i ragazzi a cui faccio qualche lezione, come se non ne fossi in grado. Non con la cassiera del supermercato, dove a fronte della mia mole, le sfilavo davanti con una borsa di cibo spazzatura da comprare. Non all'altezza dei miei genitori, non all'altezza delle amiche, cugine…
E' un atteggiamento che non va bene. Punto.
Eppure, se guardo l'agenda e vedo quello che ho fatto ogni giorno anche solo in ottobre, capisco che non va bene nemmeno come vivo. Siamo lontani anni luce da come dovrei fare per stare bene. Siamo lontani anni luce da una minima forma di soddisfazione.
Ricostruzione, questa è la parola chiave. Il punto è che molte cose non possono essere ricostruite, riprese, riguadagnate. Il punto è che per molte i tempi sono assolutamente indefinibili. Perché allora non provare con le altre?
Sento il cervello che gira, non la testa, perché al netto di aver scritto queste cose chissà quante centinaia di volte, sono ancora nella stessa situazione. E mi fa male rendermi conto quanto male mi sto continuando a fare. E mi fa male quanto stupida mi sento. Come se di vite ce ne fossero mille, come se potessimo sprecarne. Cazzo. Perché?
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