C'è questa immagine ad esempio che dice mille cose: sono due testi in preparazione per l'esame di cattedre 2020. L'immagine di ciò che non ho raggiunto. L'immagine di quel percorso che forse avrei fatto se fossi stata bene, se la mia vita avesse avuto un filo lineare. E invece niente. Sono qui a barcamenarmi tra un attacco di panico e l'altro (da quando ho smesso l'altro farmaco il panico è tornato molto alto) a rimpiangere un passato tutto sbagliato che mi confonde anche i sogni sul futuro. Mi spiace per me, mi spiace per tutte quelle soddisfazioni che non ho dato ai miei. Perché è innegabile che non ce n'è stata nemmeno una. Mi spiace che forse non ci sarà tempo per rimediare. Ma questa immagine è anche un esempio del presente perché se ho questi libri è perché avevo pensato di regalarli ad una ragazza che il concorso lo farà, ma l'obiezione è: perché devo prenderli io? Ammesso che non ci abbia già pensato, li ho presi pensando di far una bella figura almeno con lei. Perché in fondo è così, non riesco a fare ciò che dovrei e finisco con il voler risolvere eventuali problemi degli altri per farmi bella con loro. Me ne sono accorta non appena li ho avuti tra le mani. E allora cambio di rotta immediato e li ho rimessi in vendita, visto che tr l'altro non sono costati poco.
Un immagine per dire ciò che non sono diventata e ciò che non vorrei essere.
E in mezzo tanta rabbia.
Ho trovato, ieri sera, un foglio con tutti i soldi che mia mamma ha sborsato negli anni per aiutare mio zio. Nulla di nuovo in realtà, ma visti tutti insieme mi hanno fatto venire un coccolone, e ancora meno tolleranza nei suoi confronti, o meglio in quel suo modo di fare per cui tutto gli è perennemente dovuto.
Ansia, panico, depressione, insoddisfazione, rabbia, insicurezza, idee campare per aria, idee che hanno ragion d'essere… tutto si mescola nella mia testa.
Non sto bene, e di nuovo non so se ciò che manca è un approccio più psicologico o più chimico.
Nel frattempo i miei partono domenica, non mi va molto perché non ho le energie per far fronte alla routine quotidiana, ma di sicuro non vivere per due settimane quella solita atmosfera che c'è qui in casa, perché io me ne starò per i cavoli miei, allenterà, spero, la pressione che ho nel cervello.
Ho bisogno di aria.
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