lunedì 3 febbraio 2020

Sto ascoltando per la 5^ volta di fila quella che per me è una canzone feticcio, nel senso migliore del termine, quella che attraverso strati di ricordi nella mia testa è la summa del mio stare bene, essere serena, dove sto domani, dei Pooh.

https://leparoledirebekkaf.blogspot.com/2018/11/pooh-dove-sto-domani.html

Mi sono messa ad ascoltarla per distrarmi dall'ennesimo attacco di panico che mi sta massacrando. Sono le 21, sono riuscita a cenare in un'ora, sbocconcellando qua e là. Adesso sono in camera, e mentre scendevo le scale in crisi, mi veniva di nuovo da piangere e non sono riuscita a non domandarmi la domanda più sbagliata e stupida di tutte: perché io? Cosa ho fatto di male per questo purgatorio che dura da 20 anni? Domande stupide perché a tutti capita qualcosa che preferirebbero non capitasse a loro, domanda sbagliata perché forse una risposta non l'avrò mai. L'intensità di questi attacchi direi che si è di nuovo alzata. Ieri bloccata più di mezz'ora in un parcheggio, adesso questo.
E questa mattina? Questa mattina la visita in comune è stata meno pesante del previsto. Ho due opzioni a riguardo: la 1^ mi fa pensare che sono stata così male nei giorni precedenti pensando a sta cosa che di fatto l'ho esaurita, la 2^ presuppone che invece sia entrata in gioco quel briciolo di razionalità che ancora ho, che mi ha fatto vedere la cosa per quello che era: andare a portare due fogli in comune. Punto. Perché di fatto ciò che mi terrorizzava di più era la paura che mancassero documenti, pratiche che mi avrebbero fatta girare come una trottola magari per mille uffici, tra un attacco di panico e l'altro e forse per un po' mi sono concessa il lusso di pensare che fosse tutto apposto e che in caso contrario l'avrei gestita.
Intanto che scrivo però mi sovviene una terza ipotesi: semplicemente ho tenuto tutto sotto controllo, per modo di dire, fino a questo pomeriggio, e poi il panico ha ricominciato a scorrere.
E il tempo passa.
Certo oggi sono riuscita persino ad andare dal gommista a farmi gonfiare una ruota. Non so nemmeno come sentirmi a dirlo, non ho fatto una grande fatica, dopo essere andata in comune ero ancora nella bolla di quel problema risolto, ma per me essere andata dal gommista per quello è stata una conquista non da poco. Come sono ridotta.
E una volta a casa ero, e sono stata per tutto il pomeriggio, una pezza per i piedi. Due occhiaie sintomo di uno stravolgimento indescrivibile.
Adesso è sera, l'ennesimo giro di gocce sta facendo effetto, ma la paura per ciò che ho davanti è tanta. Troppa.

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