venerdì 21 febbraio 2020

Tra poco meno di un'ora e un quarto devo uscire per una riunione. A ben vedere l'intenzione iniziale era quella di uscire un'ora prima per andare a fare la spesa. Ma il solo pensiero di dover attraversare in auto un incrocio della provinciale, mi ha fatta desistere: mi sembra di non avere nemmeno le braccia per tenere il volante da tanto che sono in forma.
Allora mi sono detta, posso andare domani mattina, vado a bermi un caffè al bar anche, faccio le cose con calma, come fosse un giretto di svago. Non ho creduto alla cosa nemmeno per mezzo secondo. Che è poi quello che dicevo anche oggi: non credo in quello che mi aspetta.
Guardo fuori nel buio della sera, mi piace quello che vedo, mi piace quello che c'è fuori da qui, ma non sono in grado di affrontarlo. Semplice. In lontananza sento i rombi del motore di una moto, con la primavera e le finestre aperte saranno di più. Il rumore della vita che scorre, che viene vissuta. Io, se potessi, mi infilerei a letto subito. E cosa avrei risolto? Nulla, ma forse mi leverei questa paura che mi vibra nei nervi.
Ogni volta che leggo un libro sul panico, mi accorgo sempre che ci sono i perché, un elenco più o meno lungo dei sintomi, ma il logorio che una persona prova 24 ore al giorno, 7/7, no. Quello non trova spazio. Forse sarebbe impossibile il contrario, ma a ben vedere è proprio quello il cuore di questa malattia. Il logorio tremendo che si ruba tutto.
Mi faccio spesso la stessa domanda: quando poi questo logorio si è preso fino all'ultima goccia di speranza, che succede?

1 commento:

  1. ah, ps… quella riunione che avevano i miei questa mattina che mi ha fatto dare i numeri, oltre al resto, nei giorni passati, è andata esattamente come doveva andare: una semplice chiacchierata, seria, ma tranquilla. Così per dire quanto sono completamente staccata dalla realtà.

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