domenica 23 febbraio 2020

Questa mattina avevo deciso di saltare la solita attività domenicale, era un gioco per l'inaugurazione del carro di carnevale dell'oratorio, quello che mi premeva di più era andare a fare spesa. Ce l'ho messa tutta, non pensavo particolarmente al virus, non stavo male come sto di solito (nausea…) ma mi sentivo fatta di gelatina. Avevo una paura nei nervi, paura di tutto, e la solita paura che mi scassasse l'auto tipica di quando esco anche senza una vera necessità. Ma ho voluto provare: ho tenuto la tuta di casa, ho solo detto infilati le scarpe, vai in garage, e poi dove arrivi arrivi se no torni indietro. E sono andata ed è stato quasi facile.
Tra le 12 e le 13. Per poi tornare a casa, sistemare ciò che dovevo e scoprire che nel frattempo la mia regione aveva annullato ogni sfilata, scuole chiuse, e celebrazioni delle messe annullate. Quando anche il nostro don ce lo ha comunicato, mi è venuto da piangere. Annullare le messe, chiudere l'oratorio… mai sentito prima.
Vedi caro mondo del blog, è proprio qui che sta la questione: non riuscire ad uscire per l'ansia e poi scontrarsi con la situazione per cui disdicono eventi per il rischio di contagio.
Premetto che ho pensato: meno male che sono andata oggi perché se no, anche se non è vietato uscire di casa, col cavolo che ci sarei riuscita domani, paura su paura ciao…, ma c'è poco da fare: il panico con me sta facendo lo stesso da 20 anni. Ma in questo frangente di caos, mi sento ancora più stupida. Potevo uscire, non l'ho fatto. Potevo andare a divertirmi e non l'ho fatto. Perché avevo il panico, la paura…
anche adesso ho paura.

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