martedì 11 febbraio 2020

depressione

A volte mi chiedo se in fondo il significato della depressione non sia proprio quello di mandare in pappa il cervello dietro a pensieri stupidi, malati, tossici.
Questa mattina ho fatto da autista per mia madre per due ore, avrei potuto constatare felicemente che l'ansia era estremamente più bassa del solito, godermi la mattinata soleggiata, e invece no. Invece è bastato vedere una ragazza che conosco che ha qualche anno meno di me, un marito, due figli, parlare con le sue colleghe in cortile per mandarmi in crisi. Voglio dire, è ovviamente una scusa perché c'è il paese pieno di persone così, ma è bastato a farmi andare in crisi totale, la mia mini gioia per l'ansia/panico bassi, è svanita in un istante, evaporata come una bolla di sapone di fronte alla prospettiva della mia giornata: stare in macchina perché mia madre non guida più e c'è difficoltà a trovare parcheggio.
Sono rientrata da 3 ore e sono 3 ore che sto tentando di ricacciare indietro le lacrime per non farmi vedere piangere dai miei. Ma il punto è: perché reagire così? Voglio dire, non c'è nulla di nuovo nella situazione, ed è ovvio che non mi piace, ma se è ancora una novità che capiti ogni tanto di uscire senza panico, rendersi conto di non avere una vita non dovrebbe essere una scoperta. Quindi… perché il mio cervello deve reagire disperandosi come se fosse successo qualcosa di nuovo? Perché devo avere addosso un magone del genere che mi impedisce di focalizzarmi sulla maggiore libertà di movimento?
In conclusione, se oggi sono uscita senza panico, mi ritrovo adesso depressa al massimo per tutto quello che non ho. Se fossi uscita con il panico mi sarei chiesta come posso sperare di avere qualcosa di più.
Di fatto è sempre una sconfitta?

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