Ore 21.25, nel mio letto. Finalmente.
Oggi è stata una giornata faticosa per me, e non solo in termini ansiogeni, di cui scriverò tra poco, ma anche banalmente per una questione fisica. Tutto il giorno avanti e indietro, in piedi… sono esausta e mi fanno male gambe, piedi, dita dei piedi… qualsiasi cosa si sia sobbarcato il mio peso oggi. Però è passata, e oggi ancora in mezzo a ragazzi è stato bello. E, almeno per oggi, la sensazione è che questa attività sia il mio posto. O meglio, sia uno dei miei posti perché il punto è proprio questo: non mi basta, ma questo non significa che non lo voglia più fare. C'è da aggiungere altro, in termini di tempo libero: un altro tipo di volontariato verso chi soffre e uno di svago per me, come il corso di ballo che ogni tanto torna in auge nella mia testa. E questo è ciò che credo, ciò che renderebbe più completo il mio puzzle. Ma poi c'è la realtà fuori dalla mia mente, e quella realtà mi dice che oggi, passata la cerimonia mi sono sforzata di andare al supermercato. Sforzata un sacco ad entrare e poi… poi sono rimasta nel parcheggio più di mezz'ora bloccata da un attacco di panico forte che mi impediva di muovermi e tornare a casa. Era da tanto che mi bloccavo per così a lungo in auto. Il sole stava tramontando, i colori erano bellissimi, un regalo come ricordo della bellezza che c'è 4 cm dal mio naso. Eppure ero lì, immobile. Cuore a mille, nausea, e tutto il campionario. Gocce cacciate sotto la lingua, e poi piano piano ce l'ho fatta.
domani mattina comune. Adesso sono troppo stanca persino per essere agitata. Meglio. Ma questo mio comporre puzzle su ciò che vorrei, scrivere, insegnare, volontariato, ballo… è una cosa speciale, ma il punto è che la trovo troppo incompatibile con quella me che oggi è rimasta 35 minuti bloccata nel parcheggio del supermercato. Troppa strada da fare. Ancora troppa… tutto uguale pure in questo speciale giorno #palindromo.
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