martedì 18 febbraio 2020

alla fine, contrariamente come pensavo, sono riuscita ad uscire. 40 minuti di purgatorio. Intanto mentre guidavo verso il paese avevo la solita sensazione di vertigini/spersonalizzazione, poi passata quella, sentivo la tensione montare anche nelle braccia, con la paura di non riuscire a guidare. Sia in posta che in farmacia c'era pochissima gente e non ho fatto file, ma secondo me chi mi ha vista si è spaventato per come ero conciata. In aggiunta alla cerca cadaverica, alle occhiaie a tre strati, pure 2 foruncoli e alcune chiazze rosse dovute al tick di sfregarmi la faccia per l'ansia. Alla fine ho fatto ciò che dovevo, con enorme fatica e come sempre con la sensazione che sia tutto fine a se stesso: faccio fatica per una cosa che serve al momento, ma che non butta prospettive nel futuro.
Fuori non ero a disagio, stavo troppo male come ansia per il disagio, ma mi sono accorta che ovviamente se esco è probabile che incontri qualcuno che conosco, anche solo di sfuggita, qualcuno il cui confronto non reggerei. Non servono confronti, ma i pensieri vanno da soli. E una volta a casa, stanca morta, continuo a pensare che mi manca mia mamma. E mi rendo conto che non è una cosa normale, non è la mancanza legittima, è un dolore acuto che grida nella solitudine che ho intorno e che non riesco a sistemare. Sono stata così male che non sono più riuscita a cenare, poco male, ma poi domani mattina la tensione riprenderà ancora, tra telefonate e visite a sorpresa e io ho la sensazione che, se mai questo ad un certo punto aiuterà, io a quel punto non ci arrivo perché mi disintegro prima.
e buona serata.

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