Rientro ora da catechismo. Un disastro. I ragazzi
riescono a farmi venire un nervoso che non so nemmeno dire. A livello fisico
sento quasi una pressione in testa che rischia di esplodere e quando mi sento
così quasi mi spavento. Non li sopporto più, non sopporto più la loro insolenza,
indolenza. Non li sopporto e credo loro lo sentano e questo peggiora la
situazione.
Una delle tre situazioni successe oggi.
Tre situazioni che hanno un oggettivo dato di fastidio
di partenza, non reggo più l’ipocrisia, la maleducazione, maschere, non
sopporto più di non essermi fatta valer prima, di non aver stabilito regole,
limiti, (anche con i ragazzi delle lezioni). C’è un dato che è oggettivo. HO il
DIRITTO DI DIRE COME LA PENSO, DI FARMI RISPETTARE.
Ma… non può essere solo questo. C’è qualcosa che passa
attraverso questo dato oggettivo e lo sfrutta. E credo sia l’insoddisfazione
per la mia vita. Un qualcosa di così profondo che sta corrodendo tutto. Qualcosa
che fa il paio con quanto detto prima creando un mix esplosivo. Non posso stare
bene con gli altri, essere tollerante, ma anche giusta e non farmi prendere per
il culo se non decido che la mia vita vale e deve essere riempita con ogni
cosa. Perché in caso contrario ogni situazione sarà solo una potenziale scusa
per sputare veleno.
Se è vero che occorre più fermezza nei rapporti con
gli altri per evitare di esserne sopraffatta, è vero anche che solo dando un
senso alla mia vita, potrò essere stabile abbastanza da gestirlo.
Domani dentista, questo malessere potentissimo che
provo ora potrebbe risolversi in due modi: o con un’ansia da tortura o con la
convinzione che la normalità passa anche da quello, che devo gestirlo e non
posso permettere ad un gruppo di ragazzetti petulanti di rovinare le mie
giornate.
Fermezza, qualche no ( e vaffa mentale) con loro.
Fermezza e più sì per riempire di nuovo quel che resta della mia vita. Sono una
specie di pentola a pressione, o uso come si deve la valvola o saranno cazzi
amari.alla fine... è brutto essere in balia di questa rabbia.
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