Affrontare la realtà credo sia il mio grandissimo problema.
Ieri sono uscita due volte per 4 ore. Mi sono ritrovata a sera stanca in un modo che nemmeno riesco a dire, che non ha senso, che non può avere senso. Tutto questo rende ancora più sensata la mia volontà di affrontare il percorso un problema alla volta, ora ricominciare ad uscire, poi perdere peso (cioè le cose più attinenti alla salute), poi lo studio e quindi il lavoro.
A livello razionale so che è giusto.
A livello emozionale la cosa mi dà fastidio perché mi urta aspettare ancora.
Ma qui non si tratta di capire cosa voglio fare da grande o che ci vogliano anni per capirlo. Quello lo so, lo so eccome! Qui si tratta di ammettere che con la salute così, non sarò in grado di fare un bel niente. Sarebbe assurda una psicopedagogista che vuole aiutare i ragazzi a crescere sani senza nemmeno essere in grado lei stessa di uscire di casa!
Poi si potrà discutere di quanto vorrei farlo in privato, nel pubblico, nelle scuole, nelle asl...
Ma l'impianto è questo. E questo resta.
Ma se ogni volta che devo uscire sto male... ma che cazzo di credibilità posso avere?
Forse non è strano che proprio chi affronta certi problemi senta poi la volontà di adoperarsi per gli altri e proprio in quei frangenti, ma DIVENTA RIDICOLO SE UNO CI è ANCORA DENTRO CON TUTTE LE SCARPE.
Nel frattempo posso scrivere, magari anche meno romanzi e più saggi, se così vogliamo chiamarli... ma resta il fatto che non posso pensare ad un vero futuro con un presente così.
Dovevo arrivare a quasi 33 anni per capirlo? Immagino di no ma è andata così. Posso sprecare altro tempo fingendo che la situazione non sia questa o posso semplicemente accettarla per AFFRONTARLA!
Se avessi avuto un problema così invasivo da bloccarmi su tutti i fronti per anni, un problema riconosciuto, legittimato... non vedrei semplicemente l'ora di rimettermi in piedi, ma forse non mi sentirei disturbata dal tempo che ci vorrebbe.
La mia malattia è stata esattamente questo: un problema che ha invaso ogni cosa e dal quale ora posso liberarmi solo affrontando un capitolo per volta.
Maggio è il capitolo dell'uscire e so già da ora che non basterà maggio.
Ma per ora pensiamo a maggio.
E sa il cielo quanto voglio finalmente farmene una ragione.
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