mercoledì 10 maggio 2017

c'è un tempo per pensare e uno per agire

Alle 11 avrò l'incontro con la psicoterapeuta, curiosamente dopo l'ultimo incontro in cui mi sembrava mi avesse fatto a pezzi, per certi versi mi sento più compatta e decisa che mai nelle mie scelte. In effetti credo sia la prima volta che vado con la sensazione di non aver nulla da dirle.       
Poi la realtà dei fatti è un enorme cantiere aperto, prova ne è quanto sono stata male solo per essere uscita e la paura che mi fa una vacanza, con tutti i riflettori che accenderà su mille aspetti di una vita, questa che vivo, completamente vuota.
Eppure questo non mi sembra più il campo di una psicoterapeuta, questo mi pare il campo di una persona, io, che si deve impegnare ogni giorno per portare a casa un pezzettino di libertà in più. Non c'è più da pensare, c'è da agire. Non che sia facile, ma continuare a cercare teorie che non servono, mi distoglie dalla pratica, l'unica cosa che conta.
E la pratica deve essere proprio la gestione quotidiana nel tempo nelle sue molteplici sfaccettature. All'inizio sarà un disastro, mi stanco troppo e troppo in fretta, ma poi le cose cambieranno. Si tratta in pratica di un allenamento oramai, punto.
E se la prima fase è un 'mero' impegno ad uscire tanto per... la seconda, superati gli ostacoli della prima, sarà divisa in vari frangenti: impegno con lo studio e frequentare persone saranno i due più importanti, e con frequentare persone intendo cominciare a ipotizzare interessi e hobby da aggiungere a quelli vecchi, passo che però mi risulta impossibile per ora, se ogni volta che esco, mi sembra di diventare matta.

Il fatto è anche che in moltissimi scenari sul mio futuro professionale, anche quello più bello di me che scrivo, immagino un lavoro da consulente che mi porta in pratica ad essere spesso sola. Da qui, imprescindibile per il mio carattere anche se trascurato per tantissimi anni, il bisogno di avere altri sbocchi, altre opportunità di frequentare persone, magari anche all'incirca della mia età, ma non solo.

Insomma... occorre più che altro qualcuno che mi aiuti a sviluppare la mia forza di volontà a prescindere da quanto mi senta male, ma a questo punto è più una cosa meccanica che psichica. Certo, l'obesità e la mia situazione scolastico-lavorativa a 33 anni sono fattori che nel confronto con gli altri non mi fanno sentire a mio agio. Ma direi che non è una reazione patologica!!! Direi invece piuttosto sana, che si risolverà man mano che rientrerò nel mondo, e che mi farà sentire meglio in ogni caso, sia che perda peso e mi laurei, sia che non lo faccia (anche se sarebbe un gran peccato per me).
La strada è in salita, ma è una strada da percorrere un passo alla volta e proprio con i piedi, non con mille ricerche introspettive. E parlo di ora, non del fatto che non siano servite in passato, anzi!

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