giovedì 20 giugno 2019

e se ci volesse il mare? - estratto-


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E se vi volesse il mare?

Parte prima

 

 

Rebekka F.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Copyright  © dicembre 2014 by Rebekka F. (pseudonimo) tutti i diritti sono riservati. Persone e temi sono di fantasia.


 

 

 

Parte prima

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

PROLOGO

 

Oramai erano quasi due mesi che si trovava lì ma non si era ancora abituata a quello spettacolo: il riverbero del sole sul mare all’alba era qualcosa di indescrivibile. Una parte di lei si chiese come avesse fatto a vivere senza fino a poco prima.

Ecco, ci siamo.

Sapeva che una brevissima considerazione sul prima sarebbe stata più che sufficiente a far scattare dentro di lei un tale flusso di pensieri da stordirla.

“Oh, beh, pazienza…” esclamò sospirando mentre si ritirava nella sua stanza per vestirsi. Non erano ancora le sette, aveva più di mezz’ora per uscire di casa e il turno in hotel sarebbe cominciato solo alle otto; una volta là avrebbe potuto gustarsi una splendida colazione. Uno dei benefici di quell’impiego; non se lo concedeva spesso in realtà: l’abitudine di far colazione sola e in silenzio era difficile da cambiare; in quella particolare mattina però, le avrebbe fatto bene starsene in un angolo del salone sbirciando i turisti in vacanza. 

Era uno degli alberghi più esclusivi della città e ciò garantiva un flusso costante di visitatori lungo tutto l’anno. Questo la spinse a domandarsi come sarebbe stato l’ambiente durante il picco estivo, probabilmente il lavoro sarà estenuante. Nel pomeriggio ci sarebbe stata una riunione dello staff proprio per discutere di quello, era ormai la fine di aprile e in meno di quattro settimane sarebbero stati travolti. Era una novità per lei e avvertì una leggera eccitazione.

Adorava quel lavoro e se ci pensava un attimo le sembrava impossibile averlo trovato quasi per caso.

Matteo si era dato molto da fare per fissarle il colloquio, quello era vero, ma onestamente non avrebbe scommesso un euro sull’effettiva possibilità di ottenerlo.

Invece le sue due lauree in lingue e in sociologia l’avevano resa la candidata perfetta e, se per ora il suo ruolo prevedeva essenzialmente l’assistenza ai clienti, stranieri ma non solo, le era stato fatto capire in modo piuttosto eloquente che aveva tutte le carte in regola per far carriera lì dentro.

Nella mia vecchia città non avrei mai avuto una possibilità del genere… Era vero: gli sbocchi che quella cittadina turistica le stavano offrendo erano totalmente inesistenti dove viveva prima. Si era data due anni per vedere se ci fosse stata una possibilità di far funzionare il trasferimento, non erano serviti nemmeno due mesi per avere la certezza di aver fatto la scelta migliore.

Per il suo cuore forse ci sarebbe voluto di più, ma quanto meno sapeva che qualche parte della sua vita stava procedendo lungo il binario giusto.

Mandò un sms a Matteo per avvisarlo che avrebbe fatto colazione in hotel e alle sette e venti fu fuori di casa.

In estate avrebbe compiuto trent’anni. Un compleanno importante, simbolico. Nei mesi precedenti le era capitato più di una volta di sentirsi vecchia più che adulta. Adulta era una parola che le trasmetteva sensazioni positive, l’idea di essere padrona della propria vita e delle proprie scelte, assolutamente non come si era sentita lei. Quello che le era frullato in testa era più la percezione del mero tempo che trascorreva senza lasciare nulla di buono, nulla di costruttivo, nulla su cui poter fare affidamento.

Era arrivata al suo venticinquesimo compleanno in una sorta di beatitudine. Una famiglia a cui era molto legata, un fidanzato, Alessandro, con cui cominciare ad ipotizzare un futuro e una carriera accademica soddisfacente.

In una notte tutto era stato spazzato via, un incidente d’auto le aveva strappato i genitori e il fratello Luca e anche Alessandro, alcuni mesi dopo l’aveva lasciata incolpandola di non essere più la stessa di cui si era innamorato.

Il ricordo di quell’anno bruciava ancora. Si era iscritta nuovamente all’università per avere qualcosa che le desse una sorta di continuità; il non avere nulla da fare, vista l’assenza di un’occupazione, le sarebbe stato fatale. Così, invece, gli impegni delle lezioni e degli esami avevano scandito le giornate quel tanto che bastava per non farla sprofondare del tutto mentre, piano piano, elaborava quello che le era successo, per poi superare la parte più critica: il sentirsi quasi in colpa perché una parte di lei aveva voluto che la sua vita riprendesse.

Due anni dopo aveva trovato un impiego in un’azienda e il peggio sembrava ormai passato. Si era abituata agli sguardi di compassione che a volte le venivano rivolti e sapeva di aver ricevuto comunque molto molto affetto e sostegno da chiunque la conoscesse. Ad un certo punto sapeva anche di aver perdonato Alessandro. Abituarsi a non aver più la sua famiglia vicino invece probabilmente non sarebbe successo mai del tutto.

Aveva voluto terminare anche il secondo ciclo di studi e intorno ai ventinove anni le sembrava quasi che la vita avrebbe potuto ricominciare anche per lei.

Innamorarsi di Paolo le aveva dato il colpo di grazia.

Ancora adesso faticava a capire come le fosse stato possibile rimettersi in piedi, anche se con parecchie cicatrici, dopo tutto il resto per poi non reggere il rifiuto di quel ragazzo. Sapere che lui aveva già un’altra l’aveva completamente fatta ripiombare in un baratro. Non riusciva a farsene una ragione. In quel periodo poi sembrava riemerso anche il dolore delle perdite. Ogni negozio, ogni angolo di strada, tutto le riportava alla mente ricordi così dolorosi da cominciare a farle odiare quella città, la sua città.

Rassegnata al fatto che il dolore per le persone perdute sarebbe sempre stato dentro di lei, sentiva di non poter però più reggere quel luogo che aveva fatto da sfondo ad ogni istante.

Matteo era stato la sua salvezza; si erano conosciuti da piccoli quando lei era andata per qualche estate in vacanza nella sua città. Per un po’ avevano perso i contatti ma grazie a facebook si erano ritrovati qualche anno prima.

Era stato lui, dopo aver saputo di Paolo ed aver ascoltato il suo sfogo, a lanciare la bomba una sera.

“Perché non molli tutto e ti trasferisci qui?”, le aveva detto mentre piangeva. Lo aveva preso per pazzo ma la seconda volta che lui aveva proposto l’idea lo aveva ascoltato seriamente. Avevano passato ore a snocciolare la questione cercando di capire come avrebbero potuto far fronte a tutti i problemi e lui, con calma ma con la sua solita allegria, aveva trovato una soluzione a tutto. Verso l’inizio dell’anno le aveva fissato un colloquio nell’hotel dove lavorava nel reparto contabilità e l’aveva ospitata da lui per una settimana mentre aspettava il verdetto.

Saputo che il posto diventato suo, l’aveva portata fuori a festeggiare, “D’ora in poi solo cose belle per te…” le aveva detto abbracciandola e l’aveva scorrazzata in giro per agenzie per cercare una casa adatta a lei.

“Ho bisogno che si veda il mare”, aveva detto dopo aver scartato alcuni appartamenti. “Non importa se costerà qualcosa in più, né se non sarà esattamente in centro, ma ho bisogno che si veda il mare. Ero abituata ad avere un sacco di spazio e temo di non poterne fare a meno. E credo di preferire la vista sul mare ad un giardino…”

Un paio di giorni dopo l’avevano trovato: l’appartamento perfetto. Ok, forse era addirittura grande per una persona sola ma voleva spazio. E la vista era perfetta.

Detto fatto: contratto d’affitto per due anni.

Qualche settimana dopo l’aveva raggiunta per aiutarla con le ultime cose del trasloco, ed era con lei quando aveva venduto la sua casa.

Ed era rimasto con lei i primi giorni nella sua nuova abitazione. L’aveva aiutata ad ambientarsi facendole conoscere la città e i negozi che le sarebbero stati più utili. Inoltre l’aveva subito presentata ai suoi amici facendola entrare immediatamente nel gruppo. Lui restava sempre il suo preferito ma si era subito trovata a suo agio anche con gli altri.

Dopo una decina di giorni aveva cominciato il suo lavoro e il resto era già storia.

In molte circostanze negli anni prima, si era ritrovata a pensare che scappare non fosse mai la risposta ai problemi. Adesso pensava che forse, in alcuni casi, potesse essere la soluzione quando le risposte trovate facevano acqua da tutte le parti.

Certo, se non avesse conosciuto Matteo, se non fosse rimasta in contatto con lui, se insomma non ci fosse stato qualcuno a proporle un’alternativa concreta, non avrebbe mai avuto il coraggio di dare un taglio netto e ricominciare da capo. Probabilmente sarebbe riuscita a venirne comunque fuori ma Matteo c’era e la sua vita aveva preso quella direzione; in una settimana scarsa aveva capito che quella scelta era stata la  migliore che avesse mai fatto per la sua vita.

Cullata dall’incessante sciabordio delle onde in sottofondo la sua anima sembrava aver trovato pace.

Come già detto, il suo cuore non ancora. Le mancavano i suoi ogni giorno e l’amore che provava per quel ragazzo era bel lontano dallo scemare eppure le bastavano pochi minuti in riva al mare per vedere ogni volta un po’ più di luce in fondo al tunnel.

E stare meglio, ed essere pronta ad affrontare una nuova giornata.

Che, come sempre da quelle parti, prometteva di essere piena di possibilità e meravigliose opportunità.  


 

 Capitolo 1-

 

“Buon giorno amore mio!” le fece subito eco Matteo non appena varcato l’ingresso. Quelle parole la fecero sorridere. Sebbene entrambi ci avessero messo meno di dieci secondi a capire che tra loro non ci sarebbe mai potuto essere nulla di romantico, ogni tanto le sembrava un enorme peccato.

“Buon giorno Matteo.” Gli fece di rimando avvicinandosi per dargli un sonoro bacio sulla guancia.

“Ahi ahi, voce un po’ mogia Francesca. Un tuffo nel passato di prima mattina?”

“E lo hai capito dalla mia voce?! Mi sorprendo ancora del feeling che c’è tra noi eppure oramai dovrei esserci abituata. Comunque sì. Nulla di particolarmente doloroso ma è stata una mezz’oretta piuttosto meditabonda…”

“Male, sai che è pericoloso pensare a stomaco vuoto. Dai, andiamo a fare colazione che sto morendo di fame. Anche perché oggi sarà una giornata bella tosta. Cominceranno i preparativi per la stagione estiva e saranno tutti un po’ su di giri.”

Aveva già detto che adorava quel ragazzo? Il tono scherzoso della sua voce cozzava con la dolcezza con cui la guardava. Era preoccupato per lei. Non la trattava come qualcosa pronto ad andare in pezzi alla prima occasione e in più di una circostanza le aveva detto che la riteneva forte come poche persone. Eppure nel suo modo di fare aleggiava sempre una nota di protezione.

“Sei in grado di fare ogni cosa, anche da sola. Sicuro. Ma non lo sei e non c’è bisogno che tu faccia da sola quello che possiamo fare insieme.”, le aveva detto una delle prime notti che aveva passato con lei mentre, armeggiando con un mobiletto da montare, si era messa a piangere per lo sconforto ma soprattutto per la paura di quello che sarebbe successo poi.

Era chiaro che lui non si stesse riferendo solo al mobiletto che, insieme, misero in piedi in un battibaleno.

Quella frase l’aveva fatta stare subito meglio e il mobiletto era in camera sua in bella vista, come monito, come promemoria: non era sola.

“OK, ok. Allora andiamo a fare il pieno di brioches. Il cappuccino al cacao che fanno qui è una meraviglia!”

“E che cappuccino sia allora!”

E continuando a parlottare del più e del meno si erano seduti ad un tavolino.

“Allora con la tua ultima fiamma come vanno le cose?”

“Fiamma spenta” ed erano scoppiati a ridere così forte che lei quasi aveva rischiato di soffocarsi con il cappuccino.

Matteo cambiava fiamma, per così dire, almeno due volte al mese. Francesca proprio non riusciva a farsene una ragione, era oggettivamente bello come il sole e se all’apparenza poteva passare per il solito ragazzo immaturo di trent’anni che tanto andava per la maggiore per descrivere una sorta di standard generazionale, bastava veramente un secondo in più di attenzione per rendersi conto che non era affatto così; era molto allegro ed estroverso sì, ma anche estremamente leale e affidabile. Metteva impegno nel suo lavoro e coltivava le sue amicizie con passione e cura. Gli amici del gruppo avevano una grandissima stima di lui. Per qualche strano motivo però, sul fronte dell’amore finiva sempre per rimanere invischiato in storie senza futuro. Anzi, con anche ben poco presente. Aveva anche temuto che tutto il tempo che le dedicava gli togliesse tempo per cercare la ragazza giusta ma tutti l’avevano rassicurata in tal senso, “Fidati che se ci fosse qualcuna speciale il tempo non sarebbe un problema” aveva poi aggiunto Matteo in persona.

“Anche perché”, aveva continuato il suo migliore amico, “un’ipotetica compagna, per Matteo, dovrebbe apprezzare il tempo che spendiamo per prenderci cura di chi ne ha bisogno…”

“Beh, messa così come dargli torto…” aveva annuito lei.

Perciò era veramente curiosa di sapere quanto tempo sarebbe dovuto passare prima che qualcuna si accalappiasse quel diamante che ora stava di fronte a lei parlando delle magnifiche feste che l’hotel avrebbe organizzato in estate sulla spiaggia.

Oh, sì: il suo lavoro in parte sarebbe stato anche quello, presenziare a feste in spiaggia.

“Se ripenso al buco di ufficio in cui ero tappata l’estate scorsa… paragonato alle feste in spiaggia beh… evviva!”

“Carissima, non per smorzare i tuoi entusiasmi ma spero tu capisca che comunque per te sarà lavoro, fidati se ti dico che arriverai all’autunno benedicendo che quella follia sia arrivata alla fine…”

“Sì, sì. In realtà lo immagino da sola però dai, lasciami fantasticare un po’”. E gli aveva fatto l’occhiolino.

“OK, principessa. Come vuoi tu.”

In linea di massima le avevano sempre dato molto fastidio tutti i soprannomi ma detti da lui le facevano piacere.

Si era fatta strada dentro di lei un’idea che la infastidiva, Matteo avrebbe finito col prendere il posto di suoi fratello Luca? No, probabilmente no.

Solo che non aveva mai avuto un legame di quel genere con nessun ragazzo prima e il dubbio che fosse perché aveva un vuoto da riempire aveva fatto capolino un paio di volte.

Quando però si fermava a guardarlo negli occhi un istante sapeva che non era quello il caso: gli voleva bene non perché era un sostituto ma perché era un ragazzo splendido e d’altro canto nessuno avrebbe mai potuto sostituirsi a Luca. Mai.

“Senti, scusa se sono un po’ brusco ma è da un po’ che non ne parliamo. Sul fronte Paolo come vanno le cose?”

“Non bene. Non so, è un discorso difficile da dire a parole ma lui c’è, voglio dire: c’è ancora. Perdere qualcuno ti costringe prima o poi, ad affrontare il fatto che quelle persone continueranno a vivere nei tuoi ricordi, nel tuo cuore ma che fisicamente non ci sono. Lui invece c’è. E sa il cielo cosa mi avesse fatto essere così convinta che fosse quello giusto. Non riesco ancora a lasciarlo andare.”

Di quello si trattava infatti. Aveva perdonato Alessandro, lo aveva dimenticato perché in fondo si era resa conto che lui non fosse la persona giusta. Conoscere Paolo, l’innamorarsene, l’avevano trascinata in un altro tipo di sentimenti. Un amore di cui avvertiva l’urgenza. Un sentimento che non poteva non essere.

Quello che aveva sentito nascere aveva dato un significato nuovo alle parole anime gemelle.

Sentire che lui fosse così giusto per lei le aveva dato l’ingenua speranza che il legame fosse cresciuto in entrambe le direzioni, che anche lei quindi non potesse che essere giusta per lui.

La consapevolezza che lui avesse già nella sua vita una ragazza che reputava quella giusta, era stato il classico fulmine a ciel sereno.

“Non posso esattamente dire di capire quello che provi, probabilmente sono ben lontano dal farlo, trovo però ci sia un senso in quello che dici e ognuno poi affronta le perdite a modo suo, con i propri tempi. Non vorrei però ci fosse del senso di colpa dietro, perché in qualche modo sei andata avanti…”

Beccata, si ritrovò a pensare.

“Immagino di sì, ma devo ammettere che ogni giornata che passo qui mi da una consapevolezza nuova, la verità è che ogni singolo giorno che passa avverto fisicamente di stare sempre un po’ meglio. E anche il senso di colpa svanisce. Stare bene sembra di nuovo una prospettiva normale. Rassicurante e normale.”

“Sai, è davvero bello sentirti dire queste cose. Non hai idea di quante volte mi sia chiesto se non ti avessi spinta a calcare un po’ troppo la mano con questo trasferimento improvviso.”

Era quasi ora di mettersi al lavoro, il tempo dei discorsi era finito. Gli sorrise. Un raggio di sole entrò nel salone attraverso l’enorme vetrata.

“Non vorrei essere da nessun’ altra parte.”

Mentre finiva gli ultimi bocconi della colazione prese l’agenda e controllò alcuni appuntamenti, “Probabilmente oggi passerò la pausa pranzo al telefono, ci vedremo alla riunione di questo pomeriggio, e se poi finirò ad un’ora decente sarò sicuramente dei vostri stasera al bar.”, disse salutandolo.

Si incontravano spesso la sera, sempre allo stesso bar, compatibilmente al ritmo lavorativo di ognuno. Era piacevole. Aveva una vista mozzafiato sul mare ma non era frequentato da turisti. Le piaceva questo fatto: in una cittadina completamente imbevuta di turismo, alcuni luoghi erano riusciti a conservarsi estranei a quel via vai, che era sì bello e vitale ma poteva prosciugare e confondere.

Alcuni locali, bar e ristoranti, e alcuni negozi erano rimasti fuori dal turbinio vorticoso di arrivi e partenze. Che fosse capitato per scelta o per caso, Francesca pensava fosse un bene: non era lì da abbastanza per averne esperienza ma immaginava che vivere in un luogo costantemente invaso dalla frenesia vacanziera potesse essere stressante per chi, lì, vi conduceva la vita vera. Quella al di là della festa, quella che ogni tanto sapeva essere estremamente dolorosa.

Forse era quello che le era piaciuto istintivamente così tanto di quel luogo: sapeva mescolare sapientemente gli ingredienti, evitando di cadere nell’eccesso.

Rischio concreto dal momento che non era solo il turismo balneare, e necessariamente estivo, ad attrarre turisti. Il clima mite aveva permesso lo sviluppo di un turismo sportivo durante tutto l’anno. Competizioni, presentazioni, manifestazioni che univano lo sport con la cultura e la salute… Ogni stagione aveva avvenimenti peculiari. La direzione dell’hotel era stata molto chiara in merito per essere sicuri che si fosse dimostrata all’altezza del compito. All’inizio aveva preso quelle parole come una formula standard per valutare le capacità basilari del personale ma in meno di due mesi aveva avuto la conferma di aver sottovalutato quell’avvertimento. Fortunatamente si stava dimostrando pienamente in grado di assolvere quel ruolo. Passare da una lingua all’altra le risultava sempre più facile ed era felice di mantenere sempre l’allenamento.

Come da copione alle otto e trenta in punto il telefono aveva cominciato a squillare e verso le tredici si era resa conto che nell’aria si avvertiva davvero l’imminente arrivo dell’estate. Aveva avuto una mattinata pienissima, qualche problema di organizzazione con una comitiva e alcune variazioni di prenotazioni, ma nulla di particolarmente complicato. In ogni caso era riuscita a non pensare a Paolo per qualche ora.

Già un enorme successo…

Sollevata da quella sorta di pausa mentale, il suo pensiero era poi corso alla riunione che ci sarebbe stata da lì a poche ore. Il fermento che aveva messo a tutti cominciava a preoccuparla un pochino. Ok, è ora di una pausa.

Si era diretta verso il buffet dei dipendenti, aveva preso un panino, qualcosa da bere e si era messa nel piccolo giardinetto a due passi dall’ingresso. Quando lo aveva visto da fuori la prima volta era rimasta quasi delusa, per essere l’albergo di punta le era parso quasi anonimo, le decorazioni e i colori tutti sul gioco bianco e blu le erano sembrati banali in una città di mare. Con il passare del tempo però ne era emersa l’armonia con l’ambiente circostante ed una serafica eleganza.

Le trasmetteva quiete e serenità.

Non male come cosa, non male davvero.      

Il resto di quel lunedì era poi trascorso in modo più o meno regolare fino al momento della riunione.

Quando era arrivata nel salone delle conferenze Matteo l’aveva chiamata per farla sedere accanto a lui.

“Grazie per avermi tenuto un posto. Caspita, sai che non mi ero mai accorta che lavorassimo qui in così tanti?”                                                  

Molte persone non le aveva mai incontrate, nemmeno di sfuggita. Fu consegnato a tutti un volantino e alcuni ragazzi dello staff presero la parola presentando per filo e per segno tutte le attività che sarebbero iniziate con la bella stagione.

Tornei di ogni sorta, corsi di danza-barra-aerobica sulla spiaggia…

Singolarmente non erano certo delle innovazioni esorbitanti ma nell’insieme, una dopo l’altra, creavano un piano veramente denso. Da quell’anno poi i servizi di animazione per i bambini sarebbero stati potenziati e differenziati per fasce d’età e interesse.

Insomma, per chi fosse stato interessato, ogni singola ora di ogni singolo giorno avrebbe potuto essere organizzata e impegnata in qualcosa di diverso.

“Ma come caspiterina hanno fatto a mettere in piedi un programma di questo genere?”, domandò all’amico veramente stupita.

“Sì, devo dire che si sono dati parecchio da fare quest’anno, del resto questo genere di organizzazione è uno dei fiori all’occhiello di questo posto. Immagino che tu, pur non facendo parte della parte di gestione sarai chiamata in causa spesso per le tue competenze. Mi sembra già di vederti fare la spola tra la spiaggia e qua con il cellullare costantemente attaccato all’orecchio… Te l’ho detto: ad un certo punto sognerai soltanto la fine di settembre.”

Cominciava a crederlo anche lei.

Durante la seconda parte della riunione, vennero divisi per aree: come aveva ipotizzato Matteo, anche a lei sarebbero toccati vari turni in spiaggia. In teoria solo per fare da intermediaria per la lingua, in pratica per risolvere ogni tipo di incombenza.

Quando poi, in serata si ritrovò con gli amici al bar, guardando gli altri e poi se stessa riflessa in uno specchio, di punto in bianco se ne uscì così: “Ehi, ma… Io quest’estate finirò arrosto in spiaggia!”

Non aveva mai considerato la cosa da quella prospettiva ma effettivamente se nel suo vecchio impiego, nella sua vecchia città, il colore bianco grigiastro non creava nessun problema nemmeno nei caldi mesi estivi, anzi l’aiutava a mimetizzarsi con le scartoffie dell’ufficio, lì la questione sarebbe potuta essere un po’ più complicata.

Matteo la squadrò, come notandola per la prima volta, “Mi sa che hai ragione. Devi prepararti settimana per settimana, al sole ma anche al caldo. Hai bisogno di irrobustirti un po’.”

“Corsa mattutina e qualche bagno di sole e di acqua almeno tre/quattro volte la settimana e vedrai che per l’apertura ufficiale della stagione sarai pronta.”, avevo detto Debora, “Se vuoi compagnia per i bagni conta su di me… Per la corsa no.” Aveva aggiunto in modo molto serio facendo ridere tutto il gruppo.

Debora era una ragazza molto simpatica e alla mano, evidentemente famosa tra gli amici per la sua natura totalmente anti-sportiva.

Francesca sentì istintivamente un moto di affetto nei suoi confronti, sapeva che con un po’ di tempo loro due avrebbero potuto diventare molto amiche.

“Non avevamo dubbi Debby. Per la corsa se vuoi conta su di me. L’avrei ricominciata in ogni caso.”

“Certo Matteo, ovviamente… Ti devi rimettere in formissima per la stagione di caccia vero?”, lo aveva preso in giro Stefano.

A Francesca parve di vedere una leggera tristezza negli occhi di Debora. Vuoi vedere che le piace? E per tutto il resto della serata l’aveva tenuta d’occhio per cercare di notare qualche altro indizio senza risultato. Eppure…

Si salutarono verso le ventitré e Matteo la riaccompagnò come di consuetudine fino a metà strada.

“Dicevo davvero, per la corsa conta su di me.”, lei lo guardò poco convinta, sapeva che era la cosa giusta ma a che ora si sarebbe dovuta alzare? Già ora era sempre una levataccia…

Come se le avesse letto nel pensiero proseguì “Potremmo fare dalle sei e mezza alle sette e mezza. In un’ora poi ce la dovremmo fare per una doccia, vestirci e smangiucchiare qualcosa al bar dell’albergo. Anzi, sai che ti dico? Potremmo cominciare subito domani per tagliare la testa al toro.”

Lui sembrava entusiasta, a lei sembrò di sudare freddo. Non si era mai considerata particolarmente pigra ma…

“Mh, non mi piace molto la piega che stanno prendendo gli eventi, ma effettivamente se non mi attivo rischio di passare un’estate complicata… OK, ci vediamo alle sei e trenta sulla passeggiata, davanti a casa mia.”

Una volta in casa aveva preparato sul piccolo divano in fondo al suo letto il completo per correre e quello per andare al lavoro, così non avrebbe perso nemmeno un secondo l’indomani.

E chi l’avrebbe mai detto che un giorno sarei finita per diventare una di quelle che corre all’alba in riva al mare?

Lo aveva pensato sorridendo, perché era una di quelle cose che le piaceva da morire guardando i film e i telefilm americani: un’abitudine sana, corroborante, una costante di tutte quelle giovani donne che sembravano sempre sapere esattamente cosa sarebbe stato meglio per le loro vite e come fare per ottenerlo.

Certo, nel suo caso l’obiettivo era un po’ più modesto: non collassare dopo i primi due giorni al sole, ma si sentiva soddisfatta e sicura di se stessa.

“Non ho ancora cominciato a correre e guarda come mi ha già fatto bene...” Aveva sussurrato davanti allo specchio prima di mettersi a ridere.

Ultimamente aveva ricominciato a farlo spesso, ridere. Da sola o con gli altri.

Evviva!


 

Capitolo 2-

 

Aveva puntato la sveglia alle sei, ma quando si era svegliata di soprassalto le ci era voluto solo un secondo per capire che la causa non era il trillo della sveglia. Era stato un rumore nell’appartamento sopra il suo, che era sfitto. O almeno lo era fino a ieri.

Stiracchiandosi, un po’ contrariata dal brusco risveglio, essendo le cinque e quaranta, aveva comunque deciso di alzarsi. Con quel baccano non sarebbe riuscita più a chiudere occhio in ogni caso.

Mentre si preparava, il rumore non aveva accennato a diminuire. Guardando fuori dallo spioncino e vedendo alcuni ragazzi andare avanti indietro con vari strumenti da lavoro si ritrovò a chiedersi se non fosse una violazione di qualche regola condominiale, sicuramente non era un gran ché rispettoso verso gli altri inquilini.

Certo, a onor del vero su quel lato della palazzina solo il suo appartamento era abitato, però…

“Ma buon giorno splendore!”

“Caspita, hai sempre il risveglio molto allegro tu eh?”

“Ti credo! Ma ti sei vista? Ok, sei un po’ pallidina ma quel top e quei pantaloncini che indossi farebbero venire il buon umore a chiunque!”

E le aveva strizzato l’occhio. Il nervosismo per il risveglio un po’ turbolento era passato. Quel commento l’aveva fatta sorridere, aveva un bel fisico, ma non lo aveva mai valorizzato abbastanza, probabilmente anche quella sarebbe stata un’abitudine che avrebbe cambiato nella sua nuova vita.

E mentre correvano, con più calma di quella che avrebbero messo le mattine seguenti per testare un po’ la sua resistenza, aveva raccontato del trasloco al piano di sopra.

“Uh uh, amica. Chissà che non stia arrivando qualcuno in grado di farti dimenticare quel broccolo di Paolo.” Quell’esternazione così sentita e del tutto improvvisa l’aveva fatta ridere così forte che era stata costretta a fermarsi.

“Oh, Francy, basta! Non vorrai dare un significato letterale all’espressione ‘morire dal ridere’! Su, riprenditi… So che sono solo tutte scuse per smettere di correre…”, le aveva dato una leggerissima strattonata alla coda di cavallo ed era ripartito, spingendo lei a fare altrettanto.

Concentrandosi sulla corsa e basta, non avevano parlato più molto.

Ad ogni minuto passato all’aria e al sole sentiva il suo corpo rigenerarsi. Era sicura che le avrebbe fatto un gran bene.

Mentre stavano finendo il giro ormai a destinazione, il ragazzo proseguì il discorso, “Comunque scherzi a parte, non credo davvero possano fare tutto il baccano che vogliono così presto, magari puoi fare un giro di sopra, parlare con gli operai e vedere cosa intendono fare.”

“Mm, sì, potrei…” ma ad essere onesti non lo stava seguendo più di tanto. Era immersa nella scarica di endorfine che la corsa le aveva dato, guardava il mare e le altre persone che correvano vicino a lei.

“Matteo?”

“Sì?”

“Sono felice.”

L’aveva abbracciata così forte da levarle il fiato.

Mentre stava facendo la doccia canticchiando, i rumori erano ripresi. Non era affatto intenzionata a creare discussioni però effettivamente capire cosa stava per succedere non le sarebbe dispiaciuto. Una volta vestita si avviò di sopra.

Dalla porta aperta si vedevano alcuni operai intenti a prendere alcune misure, uno di loro la vide, “Buon giorno. Ha bisogno di qualcosa?”

“Salve, abito nell’appartamento sotto di questo. Non voglio essere considerata un’attaccabrighe da subito ma ci sarebbe la possibilità di cominciare i lavori un po’ più tardi in mattinata?”. Vedeva che l’uomo la fissava un po’ confuso, “Oh, in realtà ci era stato detto che gli appartamenti del piano di sotto erano tutti sfitti. Ha fatto bene ad avvisare, non era davvero nostra intenzione disturbare.”

“E adesso come facciamo?” disse un altro dall’interno. Probabilmente lavoravano con tempi stretti e sfruttare quelle ore mattutine era l’unico modo per non sforare con i tempi.

“Cominciare alle sette perdendo ogni giorno un’ora e mezza temo che si farà sentire sulla tabella di marcia ma chiaramente non possiamo fare diversamente. Come hanno fatto a non sapere che il piano fosse abitato?”

“Forse perché non vivo qui da molto. Comunque alle sette sono già in piedi da un po’ solitamente. Mi sarebbe più che sufficiente se poteste aspettare una mezz’oretta, diciamo fin verso le sei?”

L’uomo che le si era rivolto per primo tirò un sospiro di sollievo, “Ah, lei è veramente comprensiva. Sì, per una mezz’ora non è certo un problema. La recupereremo a fine giornata.”

“Ottimo allora, problema risolto. Vi auguro buon lavoro!” e soddisfatta se ne era tornata verso il suo appartamento, da cui era uscita nuovamente pochi minuti dopo.

Matteo la stava aspettando al bancone del bar.

“Allora? Come ti senti dopo la prima corsa?”

“Benissimo. Bisognerà vedere però domani mattina se non mi sveglierò tutta dolorante… Nel frattempo sono andata a parlare con gli operai. Sono riuscita a farmi concedere silenzio fino alle sei, tanto poi mi dovrei alzare comunque per venire a correre con te. Pensa, gli avevano detto che non c’era nessuno negli appartamenti sotto… Da quel poco che ho visto sbirciando dalla porta stanno facendo lavori in grande stile. Con tutte le modifiche che sembravano dover apportare immagino non sia per qualcuno in procinto di trasferirsi per un mese. Speriamo siano vicini simpatici…” e aveva addentato un buonissimo muffin al cioccolato, “… e che intanto mantengano la parola data…”

Sul finire del pomeriggio la stanchezza aveva cominciato a farsi sentire. Quando Matteo le aveva chiesto se sarebbe andata al pub quella sera, aveva declinato l’invito, “Mi sa che stasera sarà una sera da film e divano. Ma se vai a correre anche domani vengo volentieri.”

“Ok, allora a domani. Passa una buona serata.”

Si era comprata una pizza e si era diretta a casa. Non era dolorante, questo voleva dire che forse era più allenata di quanto credesse, ma era stanca abbastanza da capire che sarebbe stato un bel po’ faticoso per il suo fisico sedentario.

Speriamo di essere pronta in tempo per la stagione calda.

Mentre si avvicinava alla sua porta d’ingresso si accorse che sopra c’era appuntata una lettera con una calamita.

La prese e la aprì.

 

Le chiedo scusa per l’inconveniente di questa mattina; spero davvero che gli operai non le abbiano causato troppo disturbo. Una volta letta questa lettera può andare da loro? Scusi ancora, il suo futuro vicino.

 

Era scritta a computer, non si era nemmeno preso la briga di scrivere un biglietto a mano? O era fuori città per lavoro? Pensò alla sua pizza fumante e, sperando di fare prima possibile, salì le scale per vedere come mai dovesse parlare con gli operai.

Quando la videro arrivare, uno di loro scomparve un istante per poi ricomparire con un pacchetto. “Questo è per lei da parte del suo futuro vicino. Ci teneva moltissimo a scusarsi.”

“Oh, beh. Gesto carino ma non era necessario, non l’avete di sicuro fatto apposta.”

Per toglierli dall’imbarazzo lo accettò, augurò loro una buona serata e tornò alla sua pizza. Aveva una fame da lupi! Si precipitò nell’appartamento, si infilò una maglietta gigante e si accomodò sul divano, inserì un dvd di uno dei mille film che non era più riuscita a guardare e cominciò a cenare. All’improvviso, una volta sazia, le venne in mente il pacchetto che aveva lanciato sul letto quando si era cambiata. Corse in camera a prenderlo e si rimise davanti alla tv per aprirlo. Dentro c’era una scatola enorme di cioccolatini, non quelli del supermercato con un’accozzaglia di gusti diversi; no. Questi erano di alta pasticceria. Si capiva dal profumo e anche dalla confezione che li avvolgeva. Ne provò uno al caffè e fu qualcosa di spettacolare.

O sono avvelenati così mi fa fuori e non deve più preoccuparsi del rumore o è davvero un regalo esagerato. Chissà quanto saranno costati… Mamma mia che buoni!  Se ne concesse ancora un paio e poi si obbligò, a malincuore, a riporre quella piccola scatola di tentazioni al cioccolato.

“Adesso però tocca a me scrivergli un bigliettino”, e presa carta e penna buttò giù due righe. Lo mise sulla mensola vicino alla porta con tutta l’intenzione di portarlo l’indomani a chi di dovere.

In realtà poi il giorno seguente se ne dimenticò, ci fu la corsa, il lavoro e Matteo a tenerla occupata.

Le tornò in mente solo due giorni dopo quando alle sei fu svegliata dal rumore di un trapano.

Aveva la giornata libera, niente corsa in programma e l’idea sarebbe dovuta essere quella di spaparanzarsi sul terrazzo a prendere qualche ora di sole ma con calma, molta calma… Verso le dieci.

Eh, ma del resto sono stata io a dare loro l’ok; comprerò dei tappi per le orecchie.

Oramai completamente sveglia, si vestì e salì a portare il suo bigliettino.

“Buon giorno!”, la salutarono. “Buon giorno a voi. Procedono bene i lavori? Se non è troppo disturbo volevo lasciare un messaggio di riposta. Ci tenevo a ringraziare personalmente perché quei cioccolatini erano davvero una cosa squisita. Posso lasciare a voi?”

Uno di loro rise. “Sì, sì. Non si preoccupi. Ci pensiamo noi.”

“Grazie, ma datemi pure del tu!”

Una volta tornata nel suo appartamento si concesse una colazione da campioni sul terrazzo della sala; fino a quel momento le giornate libere, che finiva per passare per la maggior parte da sola, erano le ore in cui si ritrovava a pensare di più, a Paolo, alla sua famiglia. Alla vecchia versione di se stessa. Quella mattina però si sentiva ancora particolarmente su di giri per quelle che, aveva scoperto, sarebbero state le sue mansioni future. Finito di mangiare dedicò un’oretta a fare un po’ di pulizie e poi armata di una salvietta enorme, un libro e il lettore mp3 si stese al sole.

Dopo circa quindici minuti si sentiva beata. Il calore sulla pelle le dava un conforto dolcissimo e il profumo del mare le inondava il cuore di speranza. I muscoli, un po’ sotto stress per le corse mattutine sembravano trarre giovamento dal quel bagno di luce. Abbandonò il libro e chiuse gli occhi, lasciandosi trasportare solo dalla musica e dalle sensazioni che il suo corpo le rimandava.

Passò così tutta la mattina, spostandosi solo per cambiare posizione. Ad un certo punto mandò un sms a Matteo.

 

-Sto vivendo una specie di esperienza mistica. F.

 

-EH?! Che stai combinando amica mia? O meglio forse chiederti con chi???? ;)

 

-Che scemo che sei… Secondo te se stessi facendo sesso con qualcuno mi metterei a scrivere a te???? No, sono spaparanzata sul terrazzo a prendere il sole, ascoltando musica e stranamente non sono in preda a nessun delirio da pensieri… F.

 

-Ah, ecco! Volevo ben dire! Fare sesso alle undici di mattina è più roba da me che da te…

 

-SCEMO!

 

-Ah ah! Dai, scherzi a parte… mi fa davvero piacere. Ma domani ti tocca ancora la corsa! Torno al lavoro perché IO oggi lavoro… J baci

 

Il sesso, eh… magari! Da quando stava riuscendo a lasciarsi alle spalle il suo passato, il desiderio si era riaffacciato in lei.

Non ci vedeva poi nulla di strano in quello, una giovane donna di quasi trent’anni… L’amore è l’amore, e non si discute… Ma anche il sesso però… Matteo sarebbe orgoglioso di sentirmi fare questo discorso.

Poi i pensieri l’abbandonarono di nuovo lasciandola a cullarsi nel sole.

Quando fu ora di pranzo e si rivestì, si accorse con piacere che il segno dell’abbronzatura si vedeva già.

Però! Se una mattina al sole di fine aprile fa già questo effetto, mi immagino ad agosto! Meno male che ho cominciato a seguire il consiglio di Debora…

Effettivamente ad alcune cose proprio non era ancora abituata. Cioè, non le venivano banalmente in mente. Improvvisamente si ritrovò a pensare che avrebbe dovuto anche fare un po’ di shopping. Sembrava ridicolo ma non era molto attrezzata per quel clima. E probabilmente più della metà degli abiti che indossava nella sua vecchia città in estate, lì sarebbero stati troppo pesanti.

Si chiese a quante cose non avesse ancora minimamente prestato attenzione.

Prese un quadernetto e sotto la voce COSE DA FARE cominciò un elenco: vestiti, scarpe più leggere…

Da che si era trasferita non aveva avuto molto tempo libero, aveva cominciato a lavorare quasi subito e le poche ore che le rimanevano le aveva passate, fino a poco prima, a tormentarsi. Ora che quella fase sembrava passata, era il momento di fare un po’ d’ordine su altri punti.

Primo punto… Devo andare a fare un po’ di spesa… Si era detta notando la dispensa quasi vuota. E subito!

Salì in auto e andò verso il supermercato da cui uscì quaranta minuti dopo, sommersa da una miriade di buste.

Quando fu rientrata in garage, al solo pensiero di dover trasportare tutta quella roba nel suo piano cominciò a sbuffare.

“Ok, mi toccheranno mille viaggi ma alla fine ce la farò…”, una voce dietro di lei la fece sobbalzare, “Magari se ti diamo una mano noi basta un giro solo.”

“Oh, ragazzi! Magari!” Accettò al volo l’offerta dei muratori.

“Niente lavoro oggi?”

“No, oggi è il mio giorno libero.”

“Posso chiedere che lavoro fai?”

“Certo, mi occupo dei clienti in un hotel. Prenotazioni, accoglienza…”

“Ah, quindi immagino che il fine settimana per te sia di lavoro.”

“Già, non tutti tutti ma la maggior parte.”

“Mi sa, allora, che questa mattina ti abbiamo svegliato noi…”

“Sì, ma non è un problema. In mezzo a questa montagna di roba ci sono anche dei tappini per le orecchie così per la prossima volta sono attrezzata…”

“Bene, senti, scusa se chiedo ma non sei di qui giusto? Hai un accento particolare…”

“No, hai ragione. In effetti tendo a dimenticare che non è solo a me che sembra strano il vostro accento.”

Era scoppiata a ridere e poi aveva spiegato da dove veniva.

“Sei davvero una ragazza simpatica, oltre che molto carina… Peccato solo che siamo tutti già impegnati. Comunque pensa che coincidenza…”

“Cosa?”

“Anche il tuo futuro vicino, quello per cui stiamo lavorando viene da quelle zone…”

“Davvero? Coincidenza sì... Ma allora, adesso che ci penso, come fate a recapitare il mio biglietto?”

“Per ora nessun problema: è qui anche lui in un albergo. Ma del resto con il fax non sarebbe comunque difficile… A questo proposito, te lo avrei attaccato ancora sulla porta ma visto che siamo qui, questo è per te.”

“Cosa è?”

“Un biglietto di ringraziamento al tuo biglietto di ringraziamento probabilmente…” aveva aggiunto ridendo, consegnandoglielo e mettendo giù le buste della spesa.

“Ah, ok. Caspita che rapidità.”

“Già, è passato un paio d’ore fa e lo ha lasciato subito. Non so se al tuo ragazzo faccia piacere questa cosa però…”

“Eh, nessun ragazzo all’orizzonte e poi non credo sia nulla di compromettente, curioso forse, ma non compromettente. Non so nemmeno quanti anni ha…”

“Mah, a occhio e croce più o meno la tua… Adesso però sarà meglio tornare al lavoro; gli altri cominceranno a darci per dispersi. Buon pomeriggio.”

“Certo, grazie mille dell’aiuto.”

E si era chiusa il portoncino di casa dietro di sé.

Stava mettendo a posto le ultime scatole di pasta quando il telefono era messo a squillare.

“Giulia! Ciao!”

Giulia era sua amica dai tempi del liceo. Cominciare una nuova vita senza di lei all’inizio le era sembrato molto strano, e Giulia pur senza capire al cento per cento la scelta che aveva fatto, non aveva mai lesinato il suo supporto.

“Ciao straniera! Come vanno le cose?”

E si erano perse in un’interminabile conversazione, solo verso la fine Francesca le aveva accennato al suo nuovo vicino ed esattamente come Matteo anche l’amica se ne era uscita discendo: “Ottimo, magari ti aiuterà a dimenticare quel pesce lesso di Paolo…”

“Matteo lo aveva chiamato broccolo, ma direi che più o meno il concetto è il medesimo…”; scherzarci su le sembrava un modo abbastanza sensato di esorcizzare la questione, ma la verità, e lo sapevano tutti dai suoi racconti, Paolo era tutto fuorché un pesce lesso o broccolo che dir si volesse.

Anzi. Era un ragazzo davvero intelligente e in gamba. La sua bellezza colpiva sicuramente all’inizio, due occhi azzurri come il mare, dolcissimi ma con un guizzo di intelligenza sempre ben visibile e fantastici capelli ribelli, riccioli e nerissimi. Una volta conosciuto la bellezza passava decisamente in secondo piano rispetto al suo carattere.

Insomma per le ragazze era davvero pericoloso incontrarlo, fermo restando che non si era mai permesso di giocare con i sentimenti di nessuna.

Conoscerlo e innamorarsi di lui era stato fin troppo facile. Dimenticarlo si stava dimostrando quasi impossibile.

“C’è di bello che, dal momento che io non lo conosco, non puoi chiedermi nulla di lui; magari questo aiuterà a chiudere prima la pratica… In ogni caso voglio essere informata su tutti gli sviluppi riguardo al tuo futuro nuovo vicino. Sto cercando di organizzarmi e forse riuscirò a tornare a trovarti prima del previsto…”

E si erano salutate.

Sì, probabilmente Giulia ha proprio ragione… Mentre si concedeva un bagno rilassante e aromatizzato, pensò che il fatto che lei abitasse in un altro paese rispetto al suo e che non lo avesse mai visto, se non di sfuggita un paio di volte, aveva evitato imbarazzanti conversazioni in cui si sarebbe forse trovata ad implorare per avere notizie. Qualsiasi notizia.

Tutta fresca e profumata uscì per andare a comprare un’altra pizza. In quel periodo aveva una voglia matta di cibi non particolarmente salutari ma… Tanto compenso ampiamente con le corse mattutine…

Effettivamente però, forse per lo stress del trasloco e tutto il resto, anche le sue abitudini alimentari erano cambiate.

Si rese conto che, in un certo senso, era come si stesse sciogliendo, slegando e sentendo meno rigida anche in quell’ambito, come in ogni altro.

Solo una volta rientrata, si ricordò del bigliettino.

Corse a leggerlo.

 

Lieto che ti siano piaciuti. No, non sono affatto esagerati: sappiamo tutti quanto sia importante un bel sonno ristoratore. Quindi bisognava rimediare con qualcosa che desse altrettanta energia. ;)

 

Però! Simpatico il ragazzo! Forse averlo come vicino sarà davvero un fatto positivo… E immaginò quello che Matteo avrebbe potuto dirle saputo di questa risposta. Pensò che le avrebbe fatto piacere rispondergli ancora ma ci sarebbe voluta una frase altrettanto spiritosa e al momento non le veniva in mente nulla.

Oh beh, ci penserò su.


 

Capitolo 3-

 

Invece nei giorni seguenti non ci pensò affatto. Aggiornò solo Matteo del bigliettino e lui si limitò a confermare che nutriva grandi aspettative da quella storia, “Beh, allora mettiti a scrivergli pure tu, magari potrebbero esserci svolte inaspettate…” e si era messa a correre molto più veloce di lui seminandolo, anche se solo per pochi secondi, per evitare un colpetto.

Le corse mattutine cominciavano a dare i loro frutti. Si sentiva più forte e tonica; alcuni momenti al sole avevano già dato una bella tintarella dorata. Dopo nemmeno dieci giorni di cure aveva già un aspetto decisamente più sano e quell’oretta di corsa la faceva lavorare meglio, con maggior concentrazione.

Si stavano avviando verso la metà di maggio, ancora poco più di quindi giorni e sarebbero cominciate tutte le attività in spiaggia che avrebbero fatto parte del suo lavoro per ben quattro mesi.

“Quattro mesi in un anno…”, si ritrovò a dire, in tono un po’ preoccupato, a Debora una sera, “… cavoli, è tanto! Se dovesse essere troppo faticoso temo metterebbe in seria discussione l’ipotesi di mantenere questo impiego…”

“Su, non pensarci adesso! Vedrai che te la caverai alla grande. Sì, forse la prima settimana sarà dura, ma sono sicura che saprai prendere subito dimestichezza con l’ambiente.”

“Speriamo sia così…”

Ogni volta che si ritrovavano insieme aveva sempre più la sensazione che nutrisse un interesse verso Matteo, ma possibile che non lo avesse notato mai nessun’ altro? A tempo debito, quando fossero state più in confidenza, forse avrebbe sondato lei stessa il terreno, per il momento aveva desiso di limitarsi ad osservare.

Parlare del suo corrispondente del pianerottolo di sopra era sicuramente un argomento più neutro e meno impegnativo.

Anche Debora si stava mostrando interessata al fatto.

“Certo, Matteo lo ha descritto come fosse chissà che cosa. In realtà non è poi sto gran avvenimento…”

“Bah, forse per te. Io francamente non sono abituata a ricevere cioccolatini di alta pasticceria da ogni sconosciuto…”

“Beh, certo se la metti così… Ma oramai la conversazione è già finita.”

Stavano bevendo un caffè sul terrazzo di casa sua e mentre parlava era andata a prendere l’ultimo ricevuto, “Non sapevo che rispondergli e alla fine non ho più risposto nulla. Chiaramente non ne ho ricevuti altri.”

“Dai, allora scrivigli… non so fai qualche commento sul fatto che hai capito che lo fa per costringerti a correre ancora di più al mattino per smaltirli così gli operai possono cominciare ancora prima…”

“Ah però! Deb, mi sembra davvero la risposta perfetta! Oh, scusa, Debora; non volevo prendermi troppa confidenza…”

“No, prenditela pure questa confidenza. Mi farebbe un gran piacere…”

Francesca fu tentata di chiedere spiegazioni: anche se erano indubbiamente un gruppo unito, le dinamiche tra i componenti non erano le stesse. Debora sembrava quella un po’ più ai margini, soprattutto con le altre ragazze. Probabilmente nulla di grave, tanti forse non ci avrebbero nemmeno fatto caso, ma a lei questo genere di cose balzava sempre agli occhi.

Fu tentata di chiedere appunto, ma poi si bloccò, se non che poi fu direttamente l’altra a proseguire il discorso, “… sai, lo vedo da come mi guardi che hai capito quello che provo per Matteo, e vedo da come guardi gli altri che non capisci come nessuno di loro lo abbia notato; in realtà non lo capisco nemmeno io. Ho avuto una storia davvero importante, finita male poco più di un anno fa. Quando stavo insieme a quel ragazzo credo di aver trascurato un po’ troppo gli amici, loro non me lo hanno fatto pesare, né quando non c’ero né quando, finita la relazione, sono tornata in modo più assiduo nel gruppo; credo però che, nonostante le loro migliori intenzioni, si siano sentiti un po’ traditi e che ora abbiano bisogno di tempo per tornare a fidarsi completamente di me. Onestamente direi che li capisco e quindi non so se la mia cotta per Matteo sia passata realmente inosservata o se evitino di commentarla apposta perché pensano io abbia già fatto abbastanza danni... Si sa come vanno queste cose in gruppo di amici storici, cambiamenti come questi, se poi non finiscono bene, possono comprometterne definitivamente la tenuta. Ed una cosa troppo recente anche per me perché io mi senta di mettere tutto a rischio. Quindi capirai che poterne parlare con qualcuno è davvero bello. Fermo restando che mi piaci proprio come persona. E se me lo consentirai, beh mi piacerebbe che noi due diventassimo molto amiche…”

Questa confessione a cuore aperto la fece commuovere e le venne spontaneo alzarsi ed abbracciare Debora: “Piacerebbe moltissimo anche a me…”

Seguì qualche momento di silenzio, quindi Francesca, per rimettere l’altra a suo agio, riprese in mano il bigliettino sul quale aveva scritto la frase suggeritale dall’amica e disse “Ok, ora è pronto. Domani mattina lo porterò agli operai. Su una cosa Matteo ha ragione: questo giochino mi distrae un po’ da Paolo, ma è dura. Spero che con i prossimi impegni in spiaggia io sia così stanca durante quei mesi da non aver energie per pensare a niente così che magari, settimana dopo settimana, quest’autunno potrò finalmente dire di aver chiuso anche quella storia.”

“Beh, te lo auguro. Anche perché nonostante le teorie chiodo-scaccia-chiodo vadano tanto di moda in questo periodo, credo che per poter incominciare a provare un sentimento verso una nuova persona sia indispensabile aver dimenticato l’amore precedente, o questo finirà inevitabilmente per intossicare anche la nuova relazione.”

“Sì, direi che sono anche io del tuo avviso. Siamo un po’ vecchia scuola eh! Solo che mantenere questo stile a volte è pesante; so che a grandi linee sapete tutti quello che mi è successo con Alessandro, mi ci è voluta una vita per dimenticare lui, la perdita della mia famiglia… Dolore su dolore e poi finisco per innamorarmi di uno che non mi vuole, finendo in buco nero al punto di dovermi trasferire. Non sarò certo l’unica ma ogni tanto mi chiedo se non sarebbe stato più facile se fossi stata capace di vivere qualche storiella leggera, assolutamente non impegnativa, magari anche solo di sesso perché no…, che avrebbe potuto concedermi qualche momento, qualche ora, di spensieratezza in una desolazione simile. Non lo so, non ne sono molto convinta a onor del vero, ma mi sarebbe piaciuto aver avuto il coraggio di provare.”

“Sì, beh pensandoci direi che in un certo senso capisco quello che intendi. Comunque, e sono serissima, non hai idea del giro di gente che arriverà qui entro dieci giorni. Anche nel tuo hotel, arriveranno un sacco di stagionali, bagnini, camerieri, e un numero assurdo di turisti. Se pensi che una ‘storia da spiaggia’ possa farti bene, fidati che avrai mille occasioni per poterla vivere senza fare un metro in più dei luoghi che frequenterai.”

“Wow, beh sentito dire ad alta voce… Credo non se sarò mai in grado ma ci penserò. Grazie per la dritta.”

 
“Figurati, è un piacere. Chissà che poi questa estate non possa essere più divertente anche per me, vorrei evitare di passarla morendo di gelosia per tutte le sgallettate a cui Matteo andrà dietro, o dentro se mi permetti l’orrenda battuta…”

“Mh, permetto permetto; ok allora! In alto le tazzine di caffè e facciamo un brindisi, a questa estate, al pensare un po’ a noi e a concederci qualche momento di puro divertimento. Onestamente direi che ce lo siamo meritato.”

“Bello, mi piace! A noi!”

“E tanto per restare in tema: domani sei libera? Ho il giorno di riposo e volevo passarlo al mare, dopo ore di sole qui sul terrazzo ora occorre testare la spiaggia.”

“Oh, sì. Sono liberissima. Ho finito una supplenza settimana scorsa e con le scuole quasi in chiusura oramai credo che per quest’anno, a meno che non mi chiamino per i corsi estivi, non ci sarà più nulla.”

“Dai, sono sicura che andrà apposto anche quello e che a settembre ti troverai con, almeno, una supplenza annuale. Per intanto allora godiamoci queste giornate splendide. Sarà che non ci sono ancora abituata del tutto, ma questo clima mi sembra una favola…”

“Hai ragione, questo è bellissimo, ma ne riparleremo tra un mesetto…”

“Torrido?”

“Oh sì, Francy! Sarà un’estate torrida… in tutti i sensi…” e su questa battuta erano scoppiate a ridere così forte da farsi venire le lacrime agli occhi.

Esattamente ciò di cui avevano bisogno entrambe. Poco dopo si erano salutate, dandosi appuntamento per l’indomani verso le nove ad un chioschetto sulla passeggiata, avrebbero fatto colazione insieme e poi sarebbero andate in spiaggia.

Per Francesca quello sarebbe stato il penultimo giorno libero intero, dal mese seguente avrebbe avuto solo mezze giornate; sapeva che questo significava un bell’aumento in busta paga ma la paura di non farcela ogni tanto faceva capolino. Un conto erano stati i mesi appena passati, super densi di lavoro, straordinari e problemi certo, ma in un bell’ufficio a sua disposizione, la possibilità di prendersi qualche pausa all’occorrenza, bibite e cibo a disposizione, aria condizionata…

Altro sarebbe stato essere catapultata in una spiaggia che aveva tutta l’idea di tramutarsi in un forno alla brace costantemente invasa da turisti.

“Ok, Francesca!”, si disse mentre indossava il costume, “…basta! Datti una calmata e cerca di non rovinarti pure oggi!”

Il trillo del telefono la fece sobbalzare, era il numero del suo capo, l’idea di dover cambiare programma la fece trasalire, “Pronto?”

“Buongiorno, per prima cosa rilassati, non ho intenzione di farti venire al lavoro oggi…”

Fiuuu, pericolo scampato!

“…volevo chiederti però se domani riesci ad essere qui alle otto. Ti presenteremo il tuo staff.”

Cosa?! Avrebbe avuto un suo staff?

“Il mio staff?”

“Sì, sono sei ragazzi per ora, più avanti potrebbero servirne altri, che ti daranno una mano per le questioni linguistiche. Sono tutti laureati in lingue o scienze del turismo; faranno capo a te perché sarai tu, in base al tipo di clientela che avremo di settimana, a progettare il piano delle loro mansioni in sede o nelle attività in spiaggia. Pensavi di dover fare tutto da sola?”

“Oh, beh, no. Effettivamente però così va molto meglio!”

Wow! Wow! Questa sì che è una notizia bellissima!!!

“Direi; allora, se riesci, domani in mattinata te li presentiamo. Poi loro avranno alcuni giorni di conoscenza con l’ambiente, la città… Ma da metà settimana prossima cominceranno a lavorare con te.”

“Ottimo, sì, ci sarò sicuramente!”

Si ritrovò a saltellare per tutto l’appartamento. Avrebbe avuto una sua squadra da gestire, l’idea della possibilità di far carriera lì dentro si stava dimostrando più concreta del previsto!

“A costo di metterci tutto il resto dell’anno a riprendermi dalle estati io da qui non schiodo! È un lavoro bellissimo!”, era davvero l’impego dei suoi sogni.

Canticchiando salì al piano di sopra, “Buongiorno ragazzi!”

“Ehi! Buongiorno! Era da un po’ che non ti si vedeva. Pensavamo che lo scambio di bigliettini fosse già finito, su cosa avremmo spettegolato poi noi?”

“Ahah, tranquilli! Ecco qui il bigliettino, non sia mai che vi lasci senza gossip! A presto!”

Quando arrivò, Debora la stava aspettando da qualche minuti, “Scusa il ritardo ma ci sono state alcune novità interessanti.”

“Oh, figurati, sono qui solo da un paio di minuti, ma racconta!”

Al termine della spiegazione Debora non nascose la sua ammirazione, “Wow davvero! Ma in fondo è come dicevi tu ieri sera, a questo punto qualche bella notizia è più che meritata! E poi chissà, magari qualcuno di loro sarà pure carino… Del resto se sono laureati non saranno bimbi…”

“AH! Calma! Non credo siano cose gradite all’interno della politica dell’hotel e poi se fosse una laurea triennale avrebbero si e no ventidue anni; otto in meno sono davvero un po’ troppi…”

“Vero, ma come si dice: rimaniamo aperti ad ogni possibilità…”

Passare momenti così, a ridere e divertirsi con un’amica che le piaceva sempre più, parlando di un lavoro che amava e di possibili avventure estive, le inondava il cuore di una gioia così profonda che, dopo anni di dolore, aveva cominciato a dubitare di poter ancora provare.

Non aveva idea se il flirt estivo ci sarebbe stato, né se gestire un suo staff sarebbe stato così facile, di una cosa però era nuovamente sicura, grazie a quel posto, a Debora e soprattutto a Matteo ora sapeva di essere ancora in grado di vivere. Certezza più importante non ci sarebbe potuta essere.

La giornata passò meravigliosamente, il sole, l’emozione del primo bagno dopo non ricordava nemmeno più quanti anni, l’alternare discorsi seri ad altri più leggeri… Più di un ragazzo lanciò loro occhiate di apprezzamento, “Effettivamente Francesca, lasciamelo dire: saremo ancora un po’ palliducce per gli standard di abbronzatura di qui, ma in costume facciamo proprio la nostra bella figura. Non che sia alla ricerca costante di complimenti ma ogni tanto non fanno schifo eh!”

Le diciotto arrivarono in un baleno e le due si salutarono.

“Non so quali siano di preciso gli standard di qui, ma io un’abbronzatura così in un giorno non l’ho mai avuta…”, si disse guardando il segno del costume; poi si girò a destra e sinistra per attraversare la strada.

Fu durante quel gesto, preciso ma rapido che d’un tratto le parve di vederlo, dall’altra parte della strada. Il cuore cominciò a martellarne nel petto.

Cercò di attraversare sulle strisce pedonali più rapidamente che poté ma si sentiva le gambe come gelatina. Guardò ancora in quella direzione ma più nulla.

Fece un bel respiro, “Dai, su. Sarà qualcuno che semplicemente gli assomiglia. Può essere no?”, decise di metterla sul ridere e mandò un sms a Debora e Matteo.

 

-Ragazzi, io però con il sole ci devo andare un po’ cauta… Sono talmente cotta che mi è appena sembrato di vedere Paolo… :P

 

-Sì, ciccia, lo dico anche io! Secondo me avete visto qualche bel fusto e ti si sono risvegliati gli ormoni…M.

 

-Matteo: simpaticissimo come sempre! Sarà stato sicuramente qualcuno che gli assomiglia. Ripensa a tutte le novità di oggi e lascia Paolo dove sta! Grazie della bellissima giornata! D.

 

-Oh. OH! Bellissima giornata eh? Chissà che avrete combinato voi due da sole!? Devo essere geloso??????? M.

 

-Beh, caro Matteo, se hai paura di quello che combiniamo da sole la prossima volta vieni con noi, così ci tieni d’occhio… J F.

 

-Assolutamente! Ci avevo già pensato, non preoccuparti!!!... Buona serata fanciulle.

 

Immaginava perché Debora non avesse più risposto alla conversazione.

Francesca sapeva che Matteo aveva avuto una sequela infinita di storie senza senso, era perché non aveva ancora incontrato quella giusta o perché invece l’aveva trovata eccome, ma per qualche motivo si era convinto non ci fosse partita?

Sì, erano solo alcune battute, e nemmeno particolarmente più spiritose di quelle che faceva di solito, eppure tra quei punti di domanda ed esclamativi vi aveva letto una punta di gelosia.

E non certo per lei, dal momento che, da quando l’aveva rivista, non faceva che augurarle una storia con qualcuno.

Qui la faccenda si fa interessante, vuoi vedere che per Deb le cose saranno più facili del previsto? Ovviamente però non le dirò nulla, non voglio darle false speranze…

Il biglietto attaccato alla sua porta la fece smettere di pensare a loro.

Questo scambio di bigliettini come alle elementari cominciava a farle proprio piacere. Quello che stava leggendo in quel momento era scritto a mano e metteva in chiaro, che una volta trasferito, avrebbero anche potuto andare a correre insieme, se non ci fosse stato qualche ipotetico ragazzo geloso.

La fece sorridere, intanto perché evidentemente la mania di correre sulla passeggiata era una sorta di mantra per tutti quelli che ventilavano il trasferimento in luogo di mare, in secondo luogo perché pur restando sempre molto platonico, si stava comunque creando una sorta di legame.

Ora, se fosse stato l’ennesimo sogno a occhi aperti l’avrebbe evitato come la peste, ma quel ragazzo prima o poi sarebbe stato lì in carne ed ossa: nulla avrebbe vietato la nascita di qualcosa tra loro. Fosse stata anche solo un’amicizia.

E il suo cuore aveva tanto bisogno di legami nuovi.

Anche se con un po’ di imbarazzo, venti minuti dopo aveva consegnato la sua risposta; pensò che forse avrebbe dovuto trovare un’altra soluzione perché davanti agli operai si sentiva sempre più in bilico tra il ridicolo e il patetico.

La curiosità però di sondare a sua volta se anche lui fosse single come lei, che lo aveva precisato nella sua risposta, aveva avuto la meglio.

Aveva molte cose per la testa quella sera quando provò a prendere sonno: la squadra dei suoi collaboratori che avrebbe incontrato il giorno seguente, l’amicizia che stava crescendo con Debora e quella sempre più solida con Matteo e poi, dulcis in fundo, questo gioco con il futuro ragazzo del piano di sopra.

Si addormentò chiedendosi se, da lì a qualche settimana, avrebbe avuto ancora il tempo-barra-le energie per pensare a questo genere di cose.

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