Sono tornata da 48 ore circa e il senso di estraniamento non è ancora passato del tutto. Forse è normale, forse non tanto... ma è così. Ma immagino passerà, quello che persiste è quel senso di disagio verso il mondo, direi così. Ansia, fobia sociale, insicurezza cronica... mille modi per definire cose anche diverse ma per certi versi affini... fatto è che tra questo pomeriggio e domani a mezzogiorno devo fare 3 incontri che mi agitano tantissimo. Allora penso a domani pomeriggio quando apparentemente poi sarà tutto passato. E cosa vedo? Un bel niente direi. Perché se tolgo ciò che faccio con fatica spropositata, quello che resta è niente. E niente è un po' poco. Ogni cambiamento comincia da un primo passo, per cui la domanda è: di quello che mi pesa da morire dover fare oggi, c'è un aspetto che, se ben gestito, potrebbe farmi avanzare almeno di un centimetro nella direzione giusta? Tra poco arrivano le feste, che per me significano incontri con parenti che vedo di rado e con i quali confronto ogni cosa, uscendone a pezzetti, c'è qualche cosa che oggettivamente potrebbe portarmi alle feste del 2018 in un modo un po' diverso?
A volte quando mi guardo dritta negli occhi vedo qualcosa, una forza che mi dice: ci sei ancora, ce la puoi fare. Ecco, servirebbe dar retta a quella voce più spesso. Invece ogni singolo istante mi sento come se fossi in debito con tutti, inadeguata... e a volte, be' semplicemente ci si stufa di sentirsi così.
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