Questa mattina, non so bene perché, mi è tornato in mente un fatto di quando ero in 3^ elementare. A quell'epoca, come un po' di anni prima e un bel po' di anni dopo, facevo la chierichetta in una chiesina vicino a casa mia, chiesetta che era gestita, sia come pulizie sia come organizzazione, da tre signore qui nei paraggi. Così, quando c'erano alcune comunicazioni da fare si andava da loro. E proprio da una di loro ricordo di essere andata, una domenica per avvisare che quella successiva non ci sarei stata perché avrei avuto la mia prima comunione in parrocchia. Mi ricordo che ero mortificata, se avessi potuto sdoppiarmi in due l'avrei fatto. La signora fece una battuta, come a dire che avevo dato poco preavviso, ma era appunto solo una battuta perché in quella piccola chiesina eravamo solo in due ragazzine a farlo, se c'eravamo bene se no ci pensavano gli adulti. Con il senno di poi so quanto fosse fuori luogo quel mio sentirmi a disagio eppure all'epoca lo vissi davvero male. E' un episodio, ma credo sia molto significativo di tanti altri, e di un modo di essere che mi accompagna ancora: sentirsi sempre un po' a disagio, in difetto, anche quando non ce ne sarebbe davvero motivo. Ma proprio per niente.
Credo che ricordi come questo siano qui a dirmi che è ora di voltare pagina e cercare di andare avanti, credendo di più in me stessa.
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