domenica 3 dicembre 2017
Semplice
Quello che mi preoccupa di più in merito al post precedente non è capire che devo cambiare strada. Non è nemmeno la preoccupazione di non sapere quale strada vorrei percorrere... almeno in teoria la risposta a quelle domande la conosco. La mia paura più grande è la sensazione di non farcela, di non essere in grado di fare i cambiamenti di cui ho bisogno, che vorrei e che nessuno può fare al posto mio. Esempio: dovendo dare una definizione per il mio lavoro dei sogni direi scrittrice e assistente sociale. Ottimo, non è che sono su una strada tutta diversa però non riesco a percorrerla per cui rincorro definizioni per ciò che faccio per avvicinare le ripetizioni del doposcuola a qualcosa che si avvicina al mio lavoro dei sogni. Ora, in qualche caso può esserci molta affinità, in altri per nulla ma può essere soddisfacente lo stesso come introito, in altri casi ancora sarà un macello perché è ovvio succeda così. Idem per il peso. Se so cosa voglio e quello che servirebbe per arrivarci, o lo faccio o il resto semplicemente non è la strada. Ora per arrivare all' obiettivo del mio lavoro serve che io stia meglio. Senza se senza ma. Per stare meglio serve che io mi prenda tempo per me. Tanto tempo. Nel concreto occorre valutare ogni cosa che faccio e se mi costa fatica, se questa ha un senso. Lavorare un minimo per guadagnare qualcosa? Si. Farsi venire i nervi? No. Stare all' aria aperta per camminare, per l'aria... si. Uscire solo per comprare dolci? No. E così via per ogni cosa. Semplice
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