Questa sera sono andata ad un incontro... come giovedì sera, vuoi anche per il freddo, la fatica di uscire è tanta, anche se si è trattato di fatica e non di ansia, cosa degna di nota. Come giovedì scorso, la spinta ad andare è attivata da due correnti, effettivamente di segno opposto, una positiva, come allenamento per ricordare che si può stare nel mondo, l'altra per non deludere nessuno, e come passaggio ulteriore per non essere giudicata. E' difficile almeno per me trovare la quadratura di questo tipo di problema, che mi si pone in molti frangenti diversi.
Quello che conta forse è però che sono stata bene, che mi ci sono trovata bene e che in un frangente mi stava venendo quasi da piangere: possibile che questo mi sia così facile a fronte di anni di esperienze perse per strada???
Ma la rivelazione più destabilizzante c'è stata alla fine quando si parlava di una cosa di cui io non ero per nulla d'accordo. Ora io preferirei che gli altri la pensassero come me, non è megalomania come può sembrare, ma insicurezza, un bisogno di cercare approvazione dagli altri... ora... è successo che ad un certo punto io ho pensato: OK, MA CONTA ANCHE LA MIA OPINIONE, CHE VALE QUANTO LA LORO. Ammetto, l'ho pensato con un sottofondo ancora di disagio, ma l'ho pensato perché forse comincio a crederci.
e mi piace!

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