mercoledì 4 marzo 2020

a che serve?

Poco fa mi è tornata in mente una cosa: ho perso il conto delle volte che, durante la terapia, la mia psicoterapista mi aveva detto che avevo una capacità innata di capire, di leggere i percorsi verso i quali mi voleva portate. Bastava, parole sue, che lei lasciasse un indizio e tra una seduta e l'altra, io avevo messo insieme i pezzi, facendo buona parte di quello che avrebbe dovuto fare lei. Era un complimento alla mia capacità di lettura della situazione. Bene, non ho mai avuto motivo per non crederle, del resto anche leggendo i vari manuali più o meno specialistici, il 90% dei concetti, sono ragionamenti che ho fatto già mille volte in situazioni diversissime. So di avere questa peculiarità, e del resto me l'hanno sempre riconosciuta anche le persone che mi frequentavano abbastanza da notarlo.
Ma a che serve? A cosa mi serve capire la maggior parte delle sfumature del pensiero se poi sto così male?
Sto venendo a patti con il fatto che le persone più sensibili, chi sente di più, possa anche soffrire di più. Ma qui non si tratta di questo. Qui si tratta del fatto che ho boicottato tutta la mia vita e che, in alcuni frangenti, sembro comportarmi come se non fosse così,, come se non fosse un problema, come se potessi rimediare/recuperare a mio piacimento. Come fosse uno scherzo e io potessi ricominciare tutto da capo.
Forse è la solita, enorme devastante, differenza tra la teoria e la pratica, ma a che serve capire tanti perché e percome se poi non riesco a mettere in pratica una vita almeno sufficiente?
Senza voler strafare, sono nella situazione di poter scegliere una marea di opzioni. Cosa di tutto quel capire e rielaborare, mi fa stare seduta spiaccicata al tavolo della sala, magari anche in silenzio, per tutto il giorno? Mentre la mia salute va a ramengo in più modi. Mentre la mia vita si svuota.
Davvero, ma a cosa serve tutto questo capire?

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