Mi sono messa a leggere un libro sulla depressione. L'ennesimo… già, eppure qui c'è un taglio un filo diverso, in alcuni frangenti trovo persino scritti i dubbi che mi vengono mentre leggo con le relative spiegazioni. La depressione è frutto delle emozioni negative che a loro volta vengono da pensieri sbagliati e irrazionali. Sono i pensieri che dobbiamo fermare. E credo di saperlo da un po'. A differenza di molti altri testi, trovo però qualcosa di utile.
Depressione= non aver forza di fare nulla e non far nulla = più depressione.
Il libro elenca una decina di errori in cui cadiamo sempre con i pensieri, ad esempio quello del tutto o niente e di una estrema generalizzazione. In tali termini è ovvio pensare che se non sono riuscita a guarire fino ad ora non ce la farò mai. Se non sono riuscita a dimagrire fino ad ora non lo farò mai, se non sono diventata stabile per diventare capace di affrontare i problemi relazionali non lo sarò mai. Secondo il libro questi 3 modi di pensare sono sbagliati.
Secondo il libro la stima di se stessi esula da risultati concreti e dagli altri. Faccio un po' fatica a crederci del tutto, ma è pur vero che c'è gente che ha grandi risultati e relazioni importanti, che va comunque in depressione. Tutto nasce solo dal nostro interno.
(resto dell'idea che comunque un minimo di risultati concreti servano, banalmente se no come mangi?)
A fronte di tutto questo però, la mia realtà non cambia e il gioco di prestigio per bilanciare l'apatia della depressione, il problema della fatica per l'obesità e gli attacchi di panico, mi appare con difficilissima soluzione. In ogni caso frutto di un bilanciamento di ogni passo/scelta al millimetro, che è proprio lontano da quella spensieratezza che uno in una situazione come la mia, agogna da anni. Tra l'altro, la strategia (che comunque mi riesce sempre meno) di liberarsi dall'angoscia del presente, solo immaginando un ipotetico roseo futuro lontano, credo sia, più che una spinta per darmi coraggio, l'ennesima scappatoia pericolosa e negativa.
Ma il prossime fine settimana torno a casa, con la paura degli altri, il disagio che sento verso di loro e il disagio enorme per la situazione che si è venuta a creare in casa mia con mio zio, io non so che fare. Saranno pensieri sbagliati, come dice il libro, ma la mia realtà è quella. Più tutto il resto, solitudine, mancanza di lavoro, l'età dei miei, le responsabilità che dovrei prendere al loro posto e che sono fuori portata… se non penso che tra un po' sarà tutto diverso, impazzisco.
e non dovrebbe essere così complicato, no davvero, non sempre per lo meno. Non ancora.
Pensieri distorti… vediamo di raddrizzarli un po'.
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