Sì, alla fine sono al mare. Oggi mentre sono stata fuori una mezz'ora in un'atmosfera surreale per una cittadina di mare al 10 di giugno, mi sono resa conto che era il primo giro senza motivo da non so quanto. Certo, non ne facevo molti nemmeno prima, ma dal virus zero proprio.
Comunque è stata una giornata pesante, sono stata sull'orlo delle lacrime non so quante volte. Pensavo al passato, agli anni della mia infanzia, alla bellezza delle vacanze al mare, alla solitudine che provavo, al dolore per il tempo che scorre, che lascia sempre meno possibilità. Ogni tanto capita di lasciare oggetti qua negli armadi, cose che possono servire. Nell'ultimo mese ho iniziato a pensare che no, non ci sarà più occasione per usarli. Tempo che non c'è più. Per questo mi fa così male non avere nemmeno qualcosa di professionale a cui aggrapparmi, è l'ennesima cosa fuori tempo. Andrebbe bene anche ricominciare pronta a raccogliere i frutti, ma qui non si è nemmeno seminato e nemmeno so che fare. Tempo…
E poi quel dolore immenso per la storia di mio zio, che dà una pennellata di ulteriore grigio al resto. Nuovi equilibri difficili da gestire quando per età dei miei sembra inevitabile ne sopraggiungano altri tra non molto. Non reggo i conflitti, non reggo averli in casa. Dio, se ci penso mi rendo conto che persino a marzo, quando la mia città era in piena emergenza covid, io ero terrorizzata e comunque più serena di adesso.
Alla fine, chissà che cambiamenti avrà portato in me questa rottura famigliare. Per ora mi ha tolto le poche fondamenta che avevo sotto i piedi.
Domani si vedrà.
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